giovedì 28 febbraio 2008
Chiusura Borse Europee - 28/02/2008
Chiusura negativa per i mercati azionari europei: a Milano il Mibtel ha perso l'1,22%, a Francoforte il Dax ha archiviato un -1,93%, a Londra il Ftse100 ha registrato un -1,82% e a Parigi il Cac40 ha ceduto il 2,08%. I listini del Vecchio Continente hanno ampliato le perdite nelle ultime battute dopo che il presidente della Fed, Ben Bernanke, ha detto di non potere escludere il fallimento di qualche banca negli Stati Uniti. Tali parole sommate alle nuove deludenti indicazioni arrivate dal fronte macroeconomico americano (la crescita del Pil nel quarto trimestre è stata confermata allo 0,6% mentre gli analisti avevano previsto un +0,8% e le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono volate a 373 mila unità) hanno innescato pesanti vendite sulle principali Borse a partire dal settore finanziario. A Piazza Affari Intesa Sanpaolo ha perso il 2,66%, Unicredit l'1,75% e Bca Pop Milano l'1,83%. Si è mossa in controtendenza Unipol con un +2,77% grazie al positivo giudizio rilasciato da Goldman Sachs. La prospettiva di una recessione negli Stati Uniti, e in generale di un forte rallentamento dell'economia mondiale, ha penalizzato soprattutto le società i cui risultati sono maggiormente legati al ciclo economico: Fiat ha perso il 4%, Seat PG il 5,25%, Buzzi Unicem il 2,79%, Bulgari il 3,38%, Stm il 3,50% e Impregilo il 3,47%. Tra i telefonici i riflettori sono stati puntati su Tiscali che ha guadagnato il 2,02%: il cda ha nominato Mario Rosso amministratore delegato al posto di Tommaso Pompei affidandogli il compito di "esplorare le opzioni di ulteriore generazione di valore per gli azionisti connesse con il processo di consolidamento nel comparto delle telecomunicazioni in corso in Europa". Sul mercato valutario l'euro ha registrato un nuovo record rispetto al dollaro arrivando ad un passo da quota 1,52. L'andamento del cambio riflette le opposte attese degli operatori sull'evoluzione dei tassi d'interesse nella Zona Euro e negli Stati Uniti: la Bce ha fatto capire che lascerà i tassi fermi al 4% per contrastare l'accelerazione dell'inflazione, mentre il presidente della Fed ha ribadito che il principale pericolo per gli Stati Uniti è rappresentato dalla crescita debole e non dall'aumento dei prezzi, aprendo di fatto la porta a nuove riduzioni del costo del denaro (attualmente pari al 3%). La debolezza del dollaro ha alimentato gli acquisti sulle commodities: il petrolio a New York è tornato a testare i 102 dollari al barile e l'oro ha segnato un nuovo record superando i 970 dollari l'oncia.
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