Mercati azionari in altalena e boom delle commodity hanno caratterizzato la settimana appena conclusa, in un quadro operativo diviso tra timori di recessione negli Stati Uniti e attese per nuovi tagli dei tassi da parte della Federal Reserve.
Un binomio che ha portato Wall Street a vivere un'ottava in chiaroscuro (l'indice S&P 500 ha chiuso vicino ai livelli del venerdì precedente, il Nasdaq ha ceduto lo 0,8%), in cui da un giorno all'altro le vendite alimentate dalle preoccupazioni sull'economia venivano bilanciate dalla prospettiva di un ulteriore allentamento della politica monetaria. Sul finale della settimana, in particolare, i Fed Funds sono tornati a scontare al 100% la possibilità che la Fed tagli il costo del denaro di 50 punti base al 2,5% nella riunione del 18 marzo in seguito alla revisione al ribasso dei prezzi alla produzione Usa di novembre e dicembre. Il calo delle pressioni inflative darà infatti mani libere all'istituto centrale, preoccupato dall'andamento del ciclo economico tanto da tagliare all'1,3-2% le stime di crescita del Pil nel 2008 contro una progressione prevista inizialmente tra l'1,8% e il 2,5 per cento.
Lo scenario si è riflesso immediatamente sul mercato dei cambi, dove la debolezza intrinseca e prospettica del dollaro ha contribuito al massiccio trasferimento di capitali verso il mercato delle materie prime, giudicate dai principali fondi di investimento un porto sicuro in cui ripararsi dalla volatilità dei listini azionari. Nella settimana il dollaro ha oscillato a lungo attorno alla soglia di 1,47 per un euro prima di scivolare ai nuovi minimi da inizio mese.
Alla chiusura dei mercati europei il biglietto verde è stato indicato a 1,4820 per un euro, mentre l'accresciuta avversione al rischio ha spinto al rialzo yen e franco svizzero. In risposta alla debolezza della divisa statunitense l'oro ha aggiornato i massimi storici facendo segnare un top a 953,6 dollari l'oncia. Nuovo record assoluto anche per platino (a 2.206 dollari) mentre palladio (508 dollari) e argento (18 dollari) si sono issati ai livelli più alti rispettivamente da 7 e 28 anni.
Sulla corsa delle commodity ha influito anche la speculazione rialzista lanciata da alcuni fondi, mentre per platino e palladio hanno contato in modo particolare le difficoltà di estrazione incontrate in Sudafrica a causa della carenza di energia elettrica. Il rally, nel frattempo, ha coinvolto anche il petrolio Wti, che ha fatto segnare nuovi massimi superando per la prima volta nella storia quota 101 dollari al barile. Il top è stato raggiunto mercoledì, quando – complice la scadenza tecnica del contratto con consegna marzo – il greggio ha raggiunto i 101,32 dollari.
Per capire se la tendenza rialzista delle materie prime avrà vita lunga, gli operatori attendono ora di vedere se i segnali di forte rallentamento dell'economia Usa arrivati in settimana con i primi dati macroeconomici riferiti a febbraio troveranno conferma nei prossimi giorni. A preoccupare gli esperti è stato soprattutto il crollo dell'indice Filadelfia Fed, sceso in febbraio a -24 punti contro attese per un incremento a quota -10. Il dato, che si va a sommare al tonfo dell'indice Empire State relativo alla zona di New York, sembra indicare una drastica contrazione delle attività manifatturiere nel mese in corso, fino a quello che alcuni analisti temono possa essere un punto virtuale di stallo.
A Wall Street ne hanno fatto le spese soprattutto i titoli maggiormente legati al ciclo economico, tra cui si sono distinti in negativo quelli del comparto auto sulle crescenti preoccupazioni di contrazione dei consumi. La peggiore della classe è stata General Motors (-10%), che ha trascinato al ribasso tutti i costruttori europei nella seduta di venerdì, chiusa con un calo di oltre il 2,5% del sottoindice Stoxx settoriale e con flessioni superiori al punto percentuale per quasi tutti i listini.
Gli indici hanno così annullato parte dei guadagni messi a segno nelle precedenti sedute, per un bilancio settimanale rimasto positivo a Parigi (+1,1%), Londra (+1,7%), Zurigo (+1,4%) e soprattutto Amsterdam (+3,9%), mentre sono scivolate in rosso Francoforte (-0,4%) e Madrid (-0,4%). Piatta invece Milano, dove il Mibtel è salito dello 0,2% a fronte di una flessione dello 0,4% nell'S&P/Mib.
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sabato 23 febbraio 2008
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