BEAR STEARNS non ce l'ha fatta. La più piccola fra le grandi investment bank degli Stati Uniti ha dovuto arrendersi all'evidenza dei fatti: la crisi subprime l'ha travolta e dopo 85 anni di onorato servizio, l'istituto, per non fallire, si è lasciato acquisire dal concorrente Jp Morgan al poco onorevole prezzo di 2 dollari per azione, contro i 30 dollari della chiusura di venerdì e contro i 160 dollari di un anno fa.
Le previsioni di Ben Bernanke sono state rispettate: alcune banche potrebbero fallire, aveva detto il numero uno della Fed e ieri il primo birillo del sistema bancario americano è caduto. E ora i timori sono che si inneschi un vero e proprio effetto domino con altri istituti massacrati dalla crisi dei mutui subprime.
A salvare Bear Stearns sarà Jp Morgan, che ha colto al volo un'occasione irripetibile e da non perdere: con circa 240 milioni di dollari si è portata a casa una banca che in Borsa capitalizzava (venerdì) poco più di 4 miliardi di dollari. Solo il primo dicembre del 2007 le azioni avevano toccato un prezzo massimo di 171,51 dollari. Certo, è tutta da vedere la qualità dell'attivo, ma Jp Morgan ha già annunciato che si farà carico di ogni magagna che troverà all'interno della banca, accollandosi anche eventuali contenziosi legali.
La cronaca della capitolazione di Bear Stearns ha quasi del surreale. Solo lunedì scorso, con il titolo in forte calo, l'ad Alan Schwartz aveva negato con forza che la banca potesse incorrere in problemi di liquidità, rivendicando la solidità dell'istituto che, in fondo, dall'inizio della crisi subprime, aveva operato svalutazioni "solo" per 2,6 miliardi di dollari.
Passano quattro giorni e la bomba scoppia a Wall Street: con un comunicato lapidario, Bear Stearns afferma che nelle ultime 24 ore la liquidità della banca si è fortemente deteriorata. Corrono in aiuto la Fed di New York e Jp Morgan, immettono liquidità e tamponano la situazione. Fino all'acquisizione, approvata domenica dai board di entrambe le banche.
L'acquisizione avverrà carta contro carta attraverso un concambio fissato in un'azione Bear Stearns contro 0,05473 azioni di Jp Morgan: un'operazione che non intaccherà la liquidità della banca e porterà a Jp Morgan circa 1 miliardo di dollari di utili aggiuntivi quando l'integrazione sarà portata a termine.
Secondo le stime fornite dalla banca Usa, Bear Stearns ha un'esposizione lorda complessiva al settore dei mutui di 33 miliardi di dollari, che scende a 13 miliardi netti considerando 20 miliardi di dollari di non-recourse-facility, ovvero crediti in cui il rischio non incombe sulla banca. Oltre a questi, figurano in bilancio fondi a leva e impegni non coperti per quasi 9 miliardi di dollari.
Il collasso di Bear Stearns sta mettendo in allarme tutto il settore creditizio: il presidente di Lehman Brothers, Richard Fuld, è rientrato in anticipo a New York da un viaggio in India e i timori che la crisi non si fermi qui continuano a crescere. In fondo, Bernanke, l'aveva detto. E questa sarà la settimana della verità con i conti delle altre grandi investment bank di Wall Street: Lehman Brothers, Goldman Sachs, Merrill Lynch e Morgan Stanley. Intanto, i cinque grandi si sono ridotti a quattro.


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