mercoledì 9 aprile 2008
BCE: TRICHET DICE NO A FMI E DOMANI LASCIA TASSI FERMI - ANSA
FRANCOFORTE, 9 APR - L'inflazione record di Eurolandia e' destinata a raffreddarsi, e ''la Banca centrale europea puo' permettersi di ammorbidire la propria politica monetaria''. A dirlo non e' uno dei dei governi dei Quindici nell'ennesimo appello all'Eurotower affinche' fermi l'avanzata dell'euro, ma il Fondo monetario internazionale. Eppure, nonostante l'istituzione di Washington sia tornata oggi a fare la sua parte per convincere Jean-Claude Trichet ad essere meno rigoroso nella lotta all'inflazione - che a marzo era al livello record del 3,5% e che il petrolio sopra i 111 dollari continuera' a infiammare - nulla lascia presagire che domani i banchieri dell'Eurotower cambieranno idea e decidano di ridurre il costo del denaro di Eurolandia. . Infatti secondo la totalita' de 68 economisti sentiti in un sondaggio dalla Bloomberg, domani il board della Bce guidato da Trichet lascera' il tasso principale di Eurolandia al 4%, livello cui e' inchiodato dallo scorso giugno e che rappresenta il massimo degli ultimi sei anni. Il taglio, tanto atteso da molte imprese esportatrici della regione, arrivera' probabilmente nella seconda parte dell'anno, e secondo gli economisti i tassi si ridurranno solo al 3,50% entro dicembre. E anche dalla conferenza stampa pomeridiana di Trichet, dopo la decisione sui tassi, invece di toni da 'colomba', gli economisti si attendono un atteggiamento ancora da 'falco'. Trichet magari notera' il dilemma - comune anche agli Usa - posto dalla situazione di bassa crescita accompagnata ad un'elevata inflazione a causa del petrolio record e dei prezzi roventi di molti prodotti alimentari. Ma per utilizzare gli spazi di manovra di cui parla il Fondo monetario c'e' ancora qualche mese. ''Nonostante l'inflazione elevata - e' la valutazione degli economisti del Fmi per Eurolandia - le stime indicano un ritorno dei prezzi sotto il 2% nel 2009''. E anche se quest'anno l'inflazione si manterra' in media al 2,8%, quindi ben al di sopra della soglia limite del 2% posta dall'istituto di Francoforte, c'e' spazio per tagliare i tassi e sostenere cosi' la crescita del prodotto interno lordo, che quest'anno rallentera' all'1,4% secondo il Fondo monetario. Non e' la prima volta che il Fmi si sbilancia a favore delle 'colombe' della Bce, cioe' dei suoi esponenti che vorrebbero una politica meno rigorosa sul fronte dei prezzi e piu' attenta ai cambi (l'euro viaggia sopra 1,57, ad appena due centesimi dal record sul dollaro) e alla crescita. Soltanto lo scorso 20 marzo i tecnici di Washington avevano detto di apprezzare i tassi fermi, spiegando che pero' la Bce doveva tenersi pronta ad intervenire. Oggi si sono spinti un po' piu' in la', consapevoli delle nuove, pesanti stime sulle perdite potenziali della banche sul fronte del credito strutturato (quasi 1.000 miliardi di dollari) che coinvolgono anche le banche di Eurolandia, e della ormai conclamata recessione che sta colpendo gli Stati Uniti e che certamente zavorrera' l'economia globale.
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