Il petrolio sfonda anche quota 117 dollari, mettendo a segno ancora dei record, in mattinata a 117,53 dollari per poi puntare poco prima della chiusura di New York ai 118 dollari, raggiungendo quota 117,76 dollari al barile. E mentre l'oro nero guarda dritto - secondo le previsioni degli analisti - a quota 120 dollari, si torna a fare i conti sull'impatto del caro-greggio sull'economia mondiale: per ogni 10 dollari di aumento del barile di oro nero, l'impatto economico tra ricadute dirette ed indirette - ha ricordato oggi il premier Romano Prodi - e' di 500 miliardi di dollari. E pesa in maniera piu' consistente sui paesi poveri. Il greggio ha sfondato in mattinata quota 117 dollari nel mercato elettronico after hours di New York, con un primo record a 117,05 poi aggiornato a 117,53. A Londra, invece, il Brent, il greggio di riferimento europeo, ha segnato il nuovo massimo a 114,65 dollari. Dietro i rialzi ci sono le dichiarazioni del segretario generale dell'Opec Abdullah Al-Badri che ieri ha escluso aumenti di produzione e le notizie arrivate dalla Nigeria su nuovi attacchi ad oleodotti da parte di ribelli del Mend. Anche se, sullo sfondo, rimane l'elemento speculazione. Dall'inizio del mese il prezzo del greggio e' intanto cresciuto di oltre 17 dollari a New York e di circa 15 a Londra e secondo gli analisti la soglia di 120 dollari e' ormai alle porte. Aumenti che peseranno non poco sull'economia mondiale, come ha spiegato il premier uscente Prodi, fornendo qualche cifra alla platea dell'International Energy Forum in corso a Roma: ''Prezzi del petrolio troppo alti pesano sull'economia mondiale, specie sui Paesi piu' poveri, con un costo, diretto e indiretto, stimabile in 500 miliardi di dollari ogni 10 di dollari di aumento del prezzo al barile''. Per questo, secondo Prodi, ''e' necessario che i prezzi petroliferi siano relativamente stabili a livelli accettabili sia per i consumatori che per i produttori''. Un primo passo verso un livellamento dei prezzi deve essere fatto nella direzione delle infrastrutture, con investimenti da parte dei Paesi produttori perche' - ha spiegato il premier - ''continuino ad assicurare l'offerta necessaria'', nonostante i loro timori ''sulla certezza della domanda e del possibile impatto delle politiche oggi in discussione'' nei paesi consumatori sulle variazioni del mix d'offerta, della gestione della domanda e dei cambiamenti climatici. Gia' nel 2008 il caro petrolio rischia di ridurre la crescita mondiale fra mezzo e un punto percentuale se i rialzi dovessero perdurare per tutto l'anno, ha avvertito intanto il vice direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, John Lipsky, ricordando che ''il prezzo del petrolio e' cresciuto di circa 40 dollari al barile rispetto alla media del 2007''. A farne le spese saranno soprattutto le economie emergenti. Secondo le valutazioni dell'Agenzia Internazionale per l'Energia, ''i prezzi correnti del petrolio sono troppo elevati per tutti'', ma considerando le ''minacce'' che pesano sulla ''crescita globale'', ha detto all'IEF il direttore del'Aie Nobuo Tanaka, l'alto prezzo del greggio rappresenta un danno ''soprattutto per i paesi emergenti''. Tutt'altro che preoccupato dall'andamento dei prezzi e' l'Iran, quarto produttore al mondo di greggio: dopo le parole del presidente Ahmadinejad, che aveva definito bassa una quotazione di 115 dollari, anche il ministro del petrolio Gholamhossein Nozari oggi ha ribadito che ''in questo momento i prezzi in termini reali non sono troppo alti''. Una riunione informale dei paesi produttori dell'Opec, intanto, si e' tenuta a Roma in occasione dello Ief. Un incontro dal quale pero' non sarebbe emersa nessuna decisione operativa, ne sarebbe stata fissata alcuna data per nuovi vertici del Cartello. E mentre il ministro dell'energia del Venezuela, Rafael Ramirez, sostiene che gli aumenti sono solo colpa della debolezza del dollaro, una nota di ottimismo sul futuro dei prezzi arriva dagli operatori del settore. Secondo l'ad dell'Eni Paolo Scaroni, nel medio periodo le quotazioni sono destinate a scendere a 60-70 dollari al barile in 3-4 anni anche grazie agli investimenti che gli operatori del settore stanno facendo in questi anni.
lunedì 21 aprile 2008
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)


0 commenti:
Posta un commento