giovedì 3 aprile 2008
USA:BERNANKE;RECESSIONE POSSIBILE, PRONTI A INTERVENIRE
NEW YORK, 2 apr - Ben Bernanke ammette per la prima volta che una recessione negli Usa ''e' possibile''. Davanti al Congresso il presidente della Fed traccia un quadro non proprio confortante delle prospettive dell'economia americana: ''Appare probabile che il prodotto interno lordo non crescera' molto, sempre che cresca, e potrebbe anche contrarsi leggermente nella prima meta' del 2008''. La Fed e' comunque pronta ad agire con gli strumenti e sua disposizione per aiutare l'economia: memore della Grande Depressione, di cui ''abbiamo imparato la lezione'', ''facciamo del nostro meglio per supportare il mercato e l'economia. Abbiamo ancora delle munizioni monetarie''. L'economia appare, al momento, in ''lieve crescita'' e ''non siamo ancora in grado di dire se ci troveremo ad affrontare'' una recessione, afferma Bernanke, sottolineando il termine recessione e' tecnico determinato dal National Bureau of Economic Research, un gruppo di accademici economisti che monitorano la crescita e, che di solito, e' in grado di determinare una recessione mesi dopo che il rallentamento e' iniziato. ''Potrebbe - aggiunge - non esserci una recessione anche se l'economia si contrae''. Secondo molti economisti si può parlare di recessione quando l'economia si contrae per due trimestri consecutivi. ''E' evidente che l'economia americana sta attraversando un periodo molto difficile'', osserva mettendo in evidenza i consumi deboli e che le previsioni di un'ulteriore contrazione del settore delle costruzioni. Piu' a lungo termine, pero', Bernanke sembra ottimista, nonostante l'elevato grado di incertezza sulle previsioni dovuta alle incertezze sui mercati finanziari. ''L'attivita' economica dovrebbe rafforzarsi nel secondo semestre, grazie agli interventi di politica monetaria e quelli decisi dall'amministrazione, per poi tornare a crescere al suo tasso di lungo termine nel 2009'' precisa, riferendosi al piano di rilancio da 168 miliardi varato dal governo Bush e al ripetuto taglio dei tassi di interesse deciso dalla stessa banca centrale. Per supportare l'economia, alle prese con la crisi finanziaria e immobiliare, la Fed e' pronta ad intervenire, come ha gia' dimostrato nelle ultime settimane. ''Abbiamo dato un importante contributo e abbiamo ancora delle munizioni monetarie''. ''Lavoriamo - precisa - per stabilizzare l'economia e il sistema finanziario. Stiamo facendo del nostro meglio per determinare il livello di tassi di interesse in grado di promuovere la stabilita' dei prezzi e dei mercati'', che sono ancora sottoposti a un ''notevole stress''. Nessuna nuova crisi come Bear Stearns all'orizzonte, afferma comunque Bernanke che difende l'operato della Fed nel salvataggio della banca d'affari: senza l'intervento della banca centrale - aggiunge - Bear Stearns sarebbe ricorsa al Chapter 11 e le conseguenze sull'economia sarebbero state peggiori. ''Abbiamo fatto quanto necessario per preservare la stabilita' del sistema'' osserva, non escludendo la possibilita' di un pressing della Fed per spingere banche e istituzioni finanziarie a rafforzare il proprio capitale. Secondo il Fmi, la crisi finanziaria che gli Stati Uniti stanno affrontando e' la peggiore dagli anni '30, quelli della Grande Depressione, e sta avendo conseguenze pesanti sull'economia mondiale, che quest'anno dovrebbe espandersi, in base alle previsioni contenute in una bozza dell'outlook che il Fmi presentera' la prossima settimana, solo del +3,7% , il tasso piu' lento dal 2002. Il segretario al Tesoro americano, Henry Paulson, pur ammettendo un ''forte rallentamento'', ritiene le stime del Fmi sulla crisi ''esagerate''.
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