<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><rss xmlns:atom='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' version='2.0'><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394</atom:id><lastBuildDate>Wed, 30 Dec 2009 06:20:47 +0000</lastBuildDate><title>o la borsa (s.p.a.) o la vita</title><description>Pochi consigli di galateo su come NON ci si deve comportare in borsa.
Ovvero come e quando girarci alla larga...</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/</link><managingEditor>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>64</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-3647520780477107024</guid><pubDate>Tue, 22 Apr 2008 06:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-21T23:52:19.412-07:00</atom:updated><title>Bank of America, utili in calo del 77%</title><description>&lt;p&gt;Utili in calo del 77% per Bank of America che ha chiuso il primo trimestre con un risultato netto di 1,21 miliardi di dollari, o 23 centesimi per azione, a causa delle predite registrate nel settore trading e per l&amp;#39;incremento a 3,3 miliardi di euro delle riserve sulla scia della crisi del mercato del credito. Il fatturato si è attestato a 17 miliardi di dollari. Gli analisti si attendevano un utile di 41 centesimi per azione e ricavi per 16,5 miliardi di dollari. Gli analisti di Thomson Financial avevano previsto utili pari a 41 centesimi per azione su un giro d&amp;#39;affari di 16,46 miliardi di dollari. Sui risultati hanno influito svalutazioni sugli asset finanziari dell&amp;#39;istituto per almeno 1,91 miliardi di dollari. Gli accantonamenti di Bank of America relativi a future perdite su crediti sono cresciuti a 6,01 miliardi di dollari, contro gli 1,24 miliardi dei primi tre mesi del 2007 e i 3,31 miliardi del quarto trimestre. «Rimaniamo preoccupati per lo stato di salute dei consumatori, data la prolungata crisi immobiliare, le problematiche relative ai mutui subprime, lo stato dell&amp;#39;occupazione e l&amp;#39;incremento dei prezzi degli alimenti e della benzina», ha detto il presidente e amministratore delegato Kenneth Lewis, per cui Bank of America è comunque «in una posizione forte per sopportare gli sbalzi ed emergere ancora più forte quando le condizioni miglioreranno». &lt;/p&gt;    &lt;br clear="all"&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-3647520780477107024?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/04/bank-of-america-utili-in-calo-del-77.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-3487444073765352531</guid><pubDate>Tue, 22 Apr 2008 06:50:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-21T23:50:43.152-07:00</atom:updated><title>PETROLIO:VOLA A 117,76 DLR</title><description>Il petrolio sfonda anche quota 117  dollari, mettendo a segno ancora dei record, in mattinata a  117,53 dollari per poi puntare poco prima della chiusura di New  York ai 118 dollari, raggiungendo quota 117,76 dollari al  barile. E mentre l&amp;#39;oro nero guarda dritto - secondo le  previsioni degli analisti - a quota 120 dollari, si torna a fare  i conti sull&amp;#39;impatto del caro-greggio sull&amp;#39;economia mondiale:  per ogni 10 dollari di aumento del barile di oro nero, l&amp;#39;impatto  economico tra ricadute dirette ed indirette - ha ricordato oggi  il premier Romano Prodi - e&amp;#39; di 500 miliardi di dollari. E pesa  in maniera piu&amp;#39; consistente sui paesi poveri.     Il greggio ha sfondato in mattinata quota 117 dollari nel  mercato elettronico after hours di New York, con un primo record  a 117,05 poi aggiornato a 117,53. A Londra, invece, il Brent, il  greggio di riferimento europeo, ha segnato il nuovo massimo a  114,65 dollari. Dietro i rialzi ci sono le dichiarazioni del  segretario generale dell&amp;#39;Opec Abdullah Al-Badri che ieri ha  escluso aumenti di produzione e le notizie arrivate dalla  Nigeria su nuovi attacchi ad oleodotti da parte di ribelli del  Mend. Anche se, sullo sfondo, rimane l&amp;#39;elemento speculazione.  Dall&amp;#39;inizio del mese il prezzo del greggio e&amp;#39; intanto cresciuto  di oltre 17 dollari a New York e di circa 15 a Londra e secondo  gli analisti la soglia di 120 dollari e&amp;#39; ormai alle porte.  Aumenti che peseranno non poco sull&amp;#39;economia mondiale, come ha  spiegato il premier uscente Prodi, fornendo qualche cifra alla  platea dell&amp;#39;International Energy Forum in corso a Roma: &amp;#39;&amp;#39;Prezzi  del petrolio troppo alti pesano sull&amp;#39;economia mondiale, specie  sui Paesi piu&amp;#39; poveri, con un costo, diretto e indiretto,  stimabile in 500 miliardi di dollari ogni 10 di dollari di  aumento del prezzo al barile&amp;#39;&amp;#39;. Per questo, secondo Prodi, &amp;#39;&amp;#39;e&amp;#39;  necessario che i prezzi petroliferi siano relativamente stabili  a livelli accettabili sia per i consumatori che per i  produttori&amp;#39;&amp;#39;. Un primo passo verso un livellamento dei prezzi  deve essere fatto nella direzione delle infrastrutture, con  investimenti da parte dei Paesi produttori perche&amp;#39; - ha spiegato  il premier - &amp;#39;&amp;#39;continuino ad assicurare l&amp;#39;offerta necessaria&amp;#39;&amp;#39;,  nonostante i loro timori &amp;#39;&amp;#39;sulla certezza della domanda e del  possibile impatto delle politiche oggi in discussione&amp;#39;&amp;#39; nei  paesi consumatori sulle variazioni del mix d&amp;#39;offerta, della  gestione della domanda e dei cambiamenti climatici.    Gia&amp;#39; nel 2008 il caro petrolio rischia di ridurre la crescita  mondiale fra mezzo e un punto percentuale se i rialzi dovessero  perdurare per tutto l&amp;#39;anno, ha avvertito intanto il vice  direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, John  Lipsky, ricordando che &amp;#39;&amp;#39;il prezzo del petrolio e&amp;#39; cresciuto di  circa 40 dollari al barile rispetto alla media del 2007&amp;#39;&amp;#39;.    A farne le spese saranno soprattutto le economie emergenti.  Secondo le valutazioni dell&amp;#39;Agenzia Internazionale per  l&amp;#39;Energia, &amp;#39;&amp;#39;i prezzi correnti del petrolio sono troppo elevati  per tutti&amp;#39;&amp;#39;, ma considerando le &amp;#39;&amp;#39;minacce&amp;#39;&amp;#39; che pesano sulla  &amp;#39;&amp;#39;crescita globale&amp;#39;&amp;#39;, ha detto all&amp;#39;IEF il direttore del&amp;#39;Aie  Nobuo Tanaka, l&amp;#39;alto prezzo del greggio rappresenta un danno  &amp;#39;&amp;#39;soprattutto per i paesi emergenti&amp;#39;&amp;#39;.    Tutt&amp;#39;altro che preoccupato dall&amp;#39;andamento dei prezzi e&amp;#39;  l&amp;#39;Iran, quarto produttore al mondo di greggio: dopo le parole  del presidente Ahmadinejad, che aveva definito bassa una  quotazione di 115 dollari, anche il ministro del petrolio  Gholamhossein Nozari oggi ha ribadito che &amp;#39;&amp;#39;in questo momento i  prezzi in termini reali non sono troppo alti&amp;#39;&amp;#39;. Una riunione  informale dei paesi produttori dell&amp;#39;Opec, intanto, si e&amp;#39; tenuta  a Roma in occasione dello Ief. Un incontro dal quale pero&amp;#39; non  sarebbe emersa nessuna decisione operativa, ne sarebbe stata  fissata alcuna data per nuovi vertici del Cartello.     E mentre il ministro dell&amp;#39;energia del Venezuela, Rafael  Ramirez, sostiene che gli aumenti sono solo colpa della  debolezza del dollaro, una nota di ottimismo sul futuro dei  prezzi arriva dagli operatori del settore. Secondo l&amp;#39;ad dell&amp;#39;Eni  Paolo Scaroni, nel medio periodo le quotazioni sono destinate a  scendere a 60-70 dollari al barile in 3-4 anni anche grazie agli  investimenti che gli operatori del settore stanno facendo in  questi anni.&lt;br clear="all"&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-3487444073765352531?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/04/petroliovola-11776-dlr.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-1699834735652193058</guid><pubDate>Wed, 16 Apr 2008 19:02:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-16T12:02:22.294-07:00</atom:updated><title></title><description>Sar&amp;#242; altrettanto soddisfatto nell&amp;#39;ottobre 1951 ?&lt;br&gt;Allora avr&amp;#242; scritto &amp;quot;Sulla strada&amp;quot;, &amp;quot;il Natale dell&amp;#39;imbecille&amp;quot; e magari anche tutto il &amp;quot;Dottor Sax&amp;quot; e anche dei racconti. Avr&amp;#242; ricevuto una borsa di studio Guggenheim e viaggiato per tutta l&amp;#39;Europa; avr&amp;#242; comprato una casa, magari una macchina; forse mi sar&amp;#242; sposato; di certo avr&amp;#242; amato diverse belle donne, chi pi&amp;#249; chi meno; avr&amp;#242; fatto molte amicizie e avr&amp;#242; incontrato i grandi del mondo; avr&amp;#242; deciso riguardo a futuri grandi libri e poesie; mi sar&amp;#242; avvicinato alla morte ancor pi&amp;#249; a Dio; avr&amp;#242; superato la malattia e il duro lavoro, sar&amp;#242; ingrassato e avr&amp;#242; perso i capelli e avr&amp;#242; qualche ruga in pi&amp;#249;.&lt;br&gt;E sar&amp;#242; stato preda dei misteri.&lt;br&gt;E sar&amp;#242; stato solo.&lt;br&gt;E sar&amp;#242; stato malato.&lt;br&gt;E sar&amp;#242; stato tronfio.&lt;br&gt;E sar&amp;#242; Stato mite.&lt;br&gt;E sar&amp;#242; stato sciocco.&lt;br&gt;E sar&amp;#242; stato crudele, senza fede e ottuso; e sar&amp;#242; stato pieno di entusiasmo; e mi sar&amp;#242; sentito rotto, freddo, secco, stonato, picchiato; e sar&amp;#242; stato divertente, sar&amp;#242; stato stupido; e mi sar&amp;#242; meravigliato e mi sar&amp;#242; arrabbiato, avr&amp;#242; gridato, mi sar&amp;#242; accigliato, avr&amp;#242; sprizzato, strillato, urlato, confessato, cagato; e sar&amp;#242; stato un osso e sar&amp;#242; stato un cespuglio, avr&amp;#242; dormito e mi sar&amp;#242; svegliato; avr&amp;#242; pianto, imprecato, scalciato, meditato, strisciato, implorato, cercato, mi sar&amp;#242; dimenato, avr&amp;#242; sorriso, parlato a vanvera, guardato nel vuoto, esitato, fatto il cretino; insomma, tutto quello che tu e io possiamo fare, e nulla di tutto ci&amp;#242; ci render&amp;#224; pi&amp;#249; stupidi, o pi&amp;#249; santi, solo un p&amp;#242; pi&amp;#249; vecchi e, dovrei dire, pi&amp;#249; divertenti, a causa di Dio.&lt;br&gt;               Cos&amp;#236; credo che sar&amp;#242; anche diventato un comico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-1699834735652193058?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/04/sar-altrettanto-soddisfatto-nell-1951.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-1026308262328430518</guid><pubDate>Sat, 12 Apr 2008 10:05:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-12T03:05:37.889-07:00</atom:updated><title>General Electric vede la recessione: cade Wall Street</title><description>La General Electric dichiara la sua recessione e spaventa Wall Street. Il gigante della Corporate America, considerata &amp;quot;l&amp;#39;azienda Pil&amp;quot; per diversificazione e dimensioni delle attivit&amp;#224;, ha inflitto una rara quanto cocente delusione al mercato: ha annunciato un calo dei profitti del 5,8% a 4,3 miliardi di dollari nel primo trimestre dell&amp;#39;anno e mancato le attese di utili per azione ben del 15%, pari a sette centesimi.&lt;br&gt;La giornata nera di Ge - il titolo ha perso il 12,79%, la caduta pi&amp;#249; secca dal crash del 1987 - si &amp;#232; immediatamente trasformata in giornata nera per le Borse globali, a cominciare dalla piazza statunitense: l&amp;#39;indice Dow Jones e lo S&amp;amp;P500 sono arretrati del 2,04%, il Nasdaq del 2,61 per cento. Da sola Ge, finora terza societ&amp;#224; al mondo per capitalizzazione dietro a PetroChina e Exxon Mobil, ha bruciato in Borsa 46 miliardi, pi&amp;#249; del prodotto interno lordo dell&amp;#39;Ecuador nel 2006.&lt;br&gt;Il gruppo, che ha anche ridimensionato il pronostico di crescita dei profitti 2008 da oltre il 10% a meno del 5% e forse vicino allo zero, ha visto il bilancio affossato dalle attivit&amp;#224; nei servizi finanziari, le quali hanno pagato cara la crisi dei mutui e del credito. Solo due delle sei grandi divisioni Ge, infrastrutture e media, sono riuscite a macinare profitti. Un danno tale da cogliere di sorpresa i vertici: &amp;#171;Abbiamo fallito nell&amp;#39;intento di rispettare le nostre previsioni ? ha ammesso l&amp;#39;amministratore delegato Jeffrey Immelt ? Sapevamo che i primi tre mesi dell&amp;#39;anno sarebbero stati difficili, ma lo straordinario travaglio sui mercati dei capitali in marzo ha condizionato la nostra abilit&amp;#224; di completare cessioni e provocato oneri e perdite&amp;#187;.&lt;br&gt;Il travaglio, ha aggiunto, si &amp;#232; aggravato all&amp;#39;indomani del collasso di Bear Stearns. E ancora, in un&amp;#39;intervista alla rete televisiva Cnbc: &amp;#171;Eravamo convinti di aver cominciato l&amp;#39;anno con previsioni conservatrici, ovviamente non lo erano abbastanza&amp;#187;.&lt;br&gt;Immelt si &amp;#232; affrettato ad assicurare che per il gruppo si tratta di &amp;#171;un piccolo ostacolo&amp;#187;. Ma i vertici di Ge, da sempre, hanno abituato gli investitori ad attenti pronostici che scongiurano gli shock. Stando agli analisti, cos&amp;#236;, i conti del primo trimestre e la revisione dell&amp;#39;outlook sollevano perplessit&amp;#224; sulla stessa credibilit&amp;#224; del colosso e delle sue strategie mentre naviga le acque della crisi. Il giro d&amp;#39;affari &amp;#232; lievitato del 7,8% a 42,24 miliardi di dollari, comunque meno delle previsioni pari a 43,68 miliardi. E i nervi sono saltati davanti alle cifre sui profitti: per il primo trimestre sono stati di 44 centesimi per azione (escludendo le dismissioni), quando nessun oparatore aveva pronosticato meno di 50 centesimi. Mentre l&amp;#39;allarme sul futuro ha sconfessato previsioni sottoscritte da Immelt a met&amp;#224; marzo.&lt;br&gt;La doccia fredda, per i mercati, &amp;#232; diventata inevitabile. La Ge, nella sua storia ultra centenaria, soltanto 45 volte aveva ceduto in Borsa oltre il 5% in una seduta. E solo due volte aveva subito l&amp;#39;onta di scivoloni superiori al 10%, durante il Black Monday del 19 ottobre 1987 (-17,5%) e dopo gli attentati dell&amp;#39;11 settembre 2001 (-10,7%). La tensione &amp;#232; stata aggravata ieri da dati economici - un calo della fiducia dei consumatori ai minimi da 26 anni a met&amp;#224; aprile e rincari del 2,8% nei prezzi alla produzione di marzo - e da incertezze sulle banche. Lehman ha sentito la necessit&amp;#224; di mettere alla prova i nuovi aiuti della Federal Reserve alle investment bank: ha trasferito prestiti per 2,8 miliardi, tra cui alcuni a rischio che non riusciva a collocare tra gli investitori, in una finanziaria battezzata Freedom, emesso titoli legati a questi asset e usato i titoli quale garanzia per ottenere dalla Banca centrale finanziamenti vantaggiosi e a breve termine. Il nervosismo ha contagiato l&amp;#39;Europa: il Dow Jones Stoxx 600 Index ha perso l&amp;#39;1,4%, il londinese Ftse 100 l&amp;#39;1,2%, il tedesco Dax l&amp;#39;1,5% e il francese Cac l&amp;#39;1,3 per cento. A Milano lo S&amp;amp;P/Mib ha ceduto l&amp;#39;1,03% e il Mibtel lo 0,9 per cento.&lt;br&gt;Le attivit&amp;#224; finanziarie, nei conti Ge, hanno imposto un aumento delle riserve a fronte di possibili perdite del 42%, a 1,33 miliardi di dollari. La divisione Ge Money, impegnata tra consumatori e piccole aziende, ha sofferto un declino degli utili del 19%, mentre i servizi per le grandi imprese hanno fatto ancora peggio, con una flessione del 20 per cento. Neppure le attivit&amp;#224; industriali sono rimaste immuni: gli utili sono scivolati del 16 per cento. Anche gli elettrodomestici, storico business dell&amp;#39;azienda, in pronunciato declino. La divisione di tecnologie sanitarie ha a sua volta sofferto un calo del 17% nei profitti.&lt;br&gt;Segnali pi&amp;#249; incoraggianti Ge li ha ricevuti dalla divisione infrastrutture e dalla Nbc. Nelle infrastrutture, che portano in dote il 40% dei profitti aziendali grazie a motori per velivoli, turbine a gas e locomotive, l&amp;#39;incremento degli utili &amp;#232; stato del 17% e quello del fatturato del 23 per cento. Nbc/UNiversal nei media ha incassato un incremento del 3 per cento. Non abbastanza, tuttavia, da evitare l&amp;#39;appannarsi dei conti e dell&amp;#39;immagine dell&amp;#39;azienda Pil.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-1026308262328430518?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/04/general-electric-vede-la-recessione.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-7767430002242993107</guid><pubDate>Fri, 11 Apr 2008 10:43:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-11T03:43:06.676-07:00</atom:updated><title>Usa: Feldstein, dollaro continuerà a deprezzarsi</title><description>Il presidente della National Bureau of Economic Research, Martin Feldstein, ha detto che il dollaro continuer&amp;#224; a deprezzarsi e che quindi un intervento coordinato delle Banche Centrali per sostenerne il valore sarebbe sbagliato. Feldstein ha aggiunto che la debolezza del dollaro sta sostenendo le esportazioni americane in questa fase di rallentamento economico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-7767430002242993107?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/04/usa-feldstein-dollaro-continuer.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-8344329025553586090</guid><pubDate>Fri, 11 Apr 2008 07:16:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-11T00:16:23.413-07:00</atom:updated><title>FMI:ECONOMIA FRA 2 FUOCHI;AZIONI COMUNI BANCHE CENTRAL</title><description>L&amp;#39;economia e&amp;#39; fra due fuochi, o meglio &amp;#39;&amp;#39;siamo letteralmente fra ghiaccio e fuoco&amp;#39;&amp;#39;, come ha detto Dominique Strass-Kahn nel giorno del suo debutto come direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) agli spring meeting. Il ghiaccio e&amp;#39; il raffreddamento dell&amp;#39;economia, mentre il fuoco indica i prezzi che si surriscaldano, trainati da energia e alimentari. Un quadro difficile che pone la politica di fronte a delle scelte a seconda delle condizioni dei singoli paesi. La crisi dei mutui subprime, che e&amp;#39; &amp;#39;&amp;#39;di nuovo tipo&amp;#39;&amp;#39; ed e&amp;#39; la &amp;#39;&amp;#39;piu&amp;#39; dura dagli anni &amp;#39;30&amp;#39;&amp;#39;, e&amp;#39; stata ben affrontata dalle banche centrali - osserva Strass-Kahn -, che ora pero&amp;#39; dovrebbero riflettere su una maggiore convergenza, su una standardizzazione degli interventi che consentirebbero cosi&amp;#39; al mercato di capire meglio. &amp;#39;&amp;#39;Siamo fra ghiaccio e fuoco&amp;#39;&amp;#39; esordisce Strass-Kahn nel corso della conferenza stampa, come a dire che l&amp;#39;economia si trova fra l&amp;#39;incudine e il martello. Da una parte il rallentamento economico e dall&amp;#39;altra l&amp;#39;inflazione. &amp;#39;&amp;#39;Abbiamo previsto un importante, serio rallentamento dell&amp;#39;economia, dovuto agli Stati Uniti che quest&amp;#39;anno cresceranno dello 0,5% per poi registrare una moderata ripresa nel 2009. La causa e&amp;#39; da rintracciare nelle turbolenze finanziarie ma anche nel ciclo economico&amp;#39;&amp;#39; spiega Strauss-Kahn, evidenziando come una riduzione del pil dell&amp;#39;1% negli Stati Uniti si traduce in una flessione della crescita europea dello 0,4%. I rischi per la congiuntura, inoltre, sono al ribasso, e sono legati soprattutto al mercato immobiliare statunitense. Ma a preoccupare, e neanche poco, e&amp;#39; l&amp;#39;inflazione, spinta dagli alimentari i cui prezzi dal 2006 sono cresciuti del 48%. Schiacciata tra incudine e martello, la politica deve compiere delle scelte: &amp;#39;&amp;#39;La risposta non puo&amp;#39; essere la stessa per tutti, in quanto in alcune aree il rischio rallentamento e&amp;#39; piu&amp;#39; pesante di quanto lo sia l&amp;#39;inflazione in altre&amp;#39;&amp;#39;. E proprio alle prese fra inflazione e crescita in rallentamento si trova anche la Bce che, in rispetto del suo mandato, ha lasciato oggi i tassi di interesse invariati al 4%, nonostante l&amp;#39;osservazione del Fmi sulla presenza di spazio per ridurre il costo del denaro in vista di un calo dei prezzi sotto il 2% nel 2009. La crisi dei mutui subprime, all&amp;#39;origine delle difficolta&amp;#39; economiche e la piu&amp;#39; dura dagli anni &amp;#39;30, e&amp;#39; stata affrontata in modo adeguato dalle banche centrali, &amp;#39;&amp;#39;tutte non solo la Fed e la Bce. La crisi e&amp;#39; di un nuovo genere quindi trovare delle risposte adatte e&amp;#39; piu&amp;#39; difficile, soprattutto se si tratta di prenderle rapidamente, ma lo hanno fatto bene anche se in modo diverso. E questo e&amp;#39; dovuto al diverso approccio storico che divide i due lati dell&amp;#39;Atlantico su inflazione, credito e vigilanza&amp;#39;&amp;#39;, osserva il direttore generale del Fmi, invitando le banche centrali a perseguire una maggiore convergenza. L&amp;#39;attuale crisi dovrebbe far riflettere sulla possibilita&amp;#39; di &amp;#39;&amp;#39;interventi standardizzati&amp;#39;&amp;#39; che faciliterebbero la comprensione da parte del mercato, al quale verrebbe &amp;#39;&amp;#39;inviato un segnale piu&amp;#39; chiaro&amp;#39;&amp;#39;. Strass-Kahn si e&amp;#39; infine soffermato sul &amp;#39;cambio di look&amp;#39; in corso al Fmi per renderlo un&amp;#39;istituzione al passo con i tempi. Durante i suoi primi sei mesi alla guida del Fondo, il board ha approvato la riforma delle quote e dei diritti di voto, concedendo maggiore peso ai paesi emergenti e in via di sviluppo. &amp;#39;&amp;#39;Si tratta di un primo passo, dobbiamo andare avanti&amp;#39;&amp;#39; ha sottolineato, ricordando che il board ha dato anche il proprio via libera alla riforma del modello di entrate e di spese, che prevede un taglio del personale dell&amp;#39;ordine del 15% e la vendita di 404 tonnellate di oro per 11 miliardi di dollari. Strass-Kahn ha quindi delineato un Fmi piu&amp;#39; moderno, piu&amp;#39; snello ed efficiente che fra i suoi primi compiti, come dimostra la stretta collaborazione con Financial Stability Forum, ha quello della stabilita&amp;#39; economica e finanziaria.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-8344329025553586090?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/04/fmieconomia-fra-2-fuochiazioni-comuni.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-3866187133612661368</guid><pubDate>Thu, 10 Apr 2008 06:31:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-09T23:31:14.780-07:00</atom:updated><title>BCE: TRICHET DICE NO A FMI E DOMANI LASCIA TASSI FERMI - ANSA</title><description>FRANCOFORTE, 9 APR - L&amp;#39;inflazione record di  Eurolandia e&amp;#39; destinata a raffreddarsi, e &amp;#39;&amp;#39;la Banca centrale  europea puo&amp;#39; permettersi di ammorbidire la propria politica  monetaria&amp;#39;&amp;#39;. A dirlo non e&amp;#39; uno dei dei governi dei Quindici  nell&amp;#39;ennesimo appello all&amp;#39;Eurotower affinche&amp;#39; fermi l&amp;#39;avanzata  dell&amp;#39;euro, ma il Fondo monetario internazionale. Eppure,  nonostante l&amp;#39;istituzione di Washington sia tornata oggi a fare  la sua parte per convincere Jean-Claude Trichet ad essere meno  rigoroso nella lotta all&amp;#39;inflazione - che a marzo era al livello  record del 3,5% e che il petrolio sopra i 111 dollari  continuera&amp;#39; a infiammare - nulla lascia presagire che domani i  banchieri dell&amp;#39;Eurotower cambieranno idea e decidano di ridurre  il costo del denaro di Eurolandia. . Infatti secondo la totalita&amp;#39; de 68 economisti sentiti in un  sondaggio dalla Bloomberg, domani il board della Bce guidato da  Trichet lascera&amp;#39; il tasso principale di Eurolandia al 4%,  livello cui e&amp;#39; inchiodato dallo scorso giugno e che rappresenta  il massimo degli ultimi sei anni. Il taglio, tanto atteso da  molte imprese esportatrici della regione, arrivera&amp;#39;  probabilmente nella seconda parte dell&amp;#39;anno, e secondo gli  economisti i tassi si ridurranno solo al 3,50% entro dicembre. E  anche dalla conferenza stampa pomeridiana di Trichet, dopo la  decisione sui tassi, invece di toni da &amp;#39;colomba&amp;#39;, gli  economisti si attendono un atteggiamento ancora da &amp;#39;falco&amp;#39;.  Trichet magari notera&amp;#39; il dilemma - comune anche agli Usa -  posto dalla situazione di bassa crescita accompagnata ad  un&amp;#39;elevata inflazione a causa del petrolio record e dei prezzi  roventi di molti prodotti alimentari. Ma per utilizzare gli  spazi di manovra di cui parla il Fondo monetario c&amp;#39;e&amp;#39; ancora  qualche mese.    &amp;#39;&amp;#39;Nonostante l&amp;#39;inflazione elevata - e&amp;#39; la valutazione degli  economisti del Fmi per Eurolandia - le stime indicano un ritorno  dei prezzi sotto il 2% nel 2009&amp;#39;&amp;#39;. E anche se quest&amp;#39;anno  l&amp;#39;inflazione si manterra&amp;#39; in media al 2,8%, quindi ben al di  sopra della soglia limite del 2% posta dall&amp;#39;istituto di  Francoforte, c&amp;#39;e&amp;#39; spazio per tagliare i tassi e sostenere cosi&amp;#39;  la crescita del prodotto interno lordo, che quest&amp;#39;anno  rallentera&amp;#39; all&amp;#39;1,4% secondo il Fondo monetario.     Non e&amp;#39; la prima volta che il Fmi si sbilancia a favore delle  &amp;#39;colombe&amp;#39; della Bce, cioe&amp;#39; dei suoi esponenti che vorrebbero una  politica meno rigorosa sul fronte dei prezzi e piu&amp;#39; attenta ai  cambi (l&amp;#39;euro viaggia sopra 1,57, ad appena due centesimi dal  record sul dollaro) e alla crescita. Soltanto lo scorso 20 marzo  i tecnici di Washington avevano detto di apprezzare i tassi  fermi, spiegando che pero&amp;#39; la Bce doveva tenersi pronta ad  intervenire. Oggi si sono spinti un po&amp;#39; piu&amp;#39; in la&amp;#39;, consapevoli  delle nuove, pesanti stime sulle perdite potenziali della banche  sul fronte del credito strutturato (quasi 1.000 miliardi di  dollari) che coinvolgono anche le banche di Eurolandia, e della  ormai conclamata recessione che sta colpendo gli Stati Uniti e  che certamente zavorrera&amp;#39; l&amp;#39;economia globale.      &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-3866187133612661368?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/04/bce-trichet-dice-no-fmi-e-domani-lascia.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-2971921325483833061</guid><pubDate>Wed, 09 Apr 2008 13:55:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-09T06:56:00.262-07:00</atom:updated><title>Fmi: crescita mondiale rallenterà al 3,8% nel 2008</title><description>&lt;font size="2"&gt; Secondo il World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale, la crescita economica mondiale rallenterà a +3,7% nel 2008 (-0,5% rispetto alle precedenti stime) e al +3,8% nel 2008 (-0,6% rispetto alle precedenti previsioni). "La nostra previsione di crescita rivista indica un progresso del 3,7%, in ribasso quindi al +4,9% del 2007, il che rappresenta un pronunciato rallentamento. Anche nel 2009 la crescita mondiale si manterrà sui livelli di quest'anno. Le condizioni del mercato finanziario continueranno a rimanere estremamente difficili fino a quando non ci sarà maggiore chiarezza sull&amp;#39;ammontare delle perdite e fino a che le istituzioni finanziarie non avranno rimesso in ordine i bilanci. Le condizioni dei mercati finanziari si stabilizzeranno solo gradualmente nel corso del 2008 e del 2009, con gli standard di credito delle banche che continueranno a stringersi. I prezzi delle commodity resteranno sugli livelli elevati di fine 2007. La crisi del mercato finanziario, scoppiata lo scorso agosto, si è sviluppata come il maggiore shock finanziario dalla Grande Depressione, infliggendo pesanti danni al mercato e alle sue istituzioni. C'è il rischio che la stretta di credito si trasformi in credit crunch e questo potrebbe avere serie conseguenze per la crescita. L'espansione economica continua a perdere velocità nei paesi avanzati. I paesi emergenti, invece, per il momento sono stati meno toccati dalla crisi finanziaria, continuando a crescer a ritmo sostenuto, trainati da India e Cina. Segnali di un inizio del rallentamento dell'attività, comunque, cominciano a manifestarsi anche in queste aree. Le ripercussioni delle turbolenze si sono avute anche sui tassi di cambio, con il dollaro che si è rapidamente deprezzato dalla seconda metà del 2007" è scritto nel rapporto.&lt;/font&gt; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-2971921325483833061?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/04/fmi-crescita-mondiale-rallenter-al-38.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-1694578953058397580</guid><pubDate>Wed, 09 Apr 2008 07:35:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-09T00:35:04.875-07:00</atom:updated><title>Usa: verbali Fed,esiste possibilità di severa contrazione per economia</title><description>&lt;font size="2"&gt; Secondo quanto emerso dalla pubblicazione dei verbali della riunione della Fed del 18 marzo scorso, alcuni membri del comitato direttivo hanno evidenziato che esiste la possibilità di una "prolungata e severa" contrazione per l'economia. "L'ipotesi di una profonda recessione non può essere esclusa alla luce della minore disponibilità di credito e del continuo indebolimento del mercato immobiliare" è scritto nei verbali. In questo contesto la Banca Centrale ha deciso di tagliare i tassi di riferimento di tre quarti di punto portandoli al 2,25%. Due membri del comitato, Charles Plosser e Richard Fischer, si sono opposti a questa decisione; entrambi hanno votato a favore di una minore riduzione preoccupati dalle pressioni inflazionistiche. La Banca Centrale americana si trova quindi nella difficile posizione di stimolare la crescita economica (e questo richiede riduzioni del costo del denaro) e di contrastare le pressioni inflazionistiche (che invece richiede aumenti del costo del denaro). &lt;br clear="all"&gt;&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-1694578953058397580?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/04/usa-verbali-fedesiste-possibilit-di.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-2457271126802788761</guid><pubDate>Wed, 09 Apr 2008 07:04:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-09T00:04:55.346-07:00</atom:updated><title>MUTUI:FMI;QUASI 1.000 MILIARDI PERDITE,MERCATO PEGGIORA</title><description>&lt;font size="2"&gt;La crisi originata dai mutui  subprime Usa potrebbe arrivare a costare globalmente fino a  quasi 1.000 miliardi di dollari: servono interventi rapidi e  incisivi per attaccare le cause alla base delle attuali  turbolenze. L&amp;#39;allarme e&amp;#39; del Fondo Monetario Internazionale che,  rivolto a Wall Street, avverte: &amp;#39;&amp;#39;C&amp;#39;e&amp;#39; stato un nuovo  deterioramento del credito,che si sta muovendo su altre  categorie di prodotto. La crisi non e&amp;#39; ancora superata&amp;#39;&amp;#39;. Il  Global Financial Stability Report del Fondo traccia cosi&amp;#39; un  quadro fosco dell&amp;#39;attuale crisi, paragonata a quella giapponese  degli anni &amp;#39;90, e lascia la porta aperta a ulteriori possibili  svalutazioni e default.     Le banche pagheranno il prezzo piu&amp;#39; caro delle turbolenze  con svalutazioni comprese fra i 440 e i 510 miliardi di dollari.  &amp;#39;&amp;#39;Dalla meta&amp;#39; dello scorso mese gli istituti americani hanno  iniziato a rendere note le loro perdite, le banche europee  stanno cominciando solo ora&amp;#39;&amp;#39;. Complessivamente, pero&amp;#39;, le  perdite globali, in base ai dati disponibili fino a marzo,  rischiano di raggiungere i 945 miliardi di dollari, una cifra  quindi piu&amp;#39; che doppia rispetto ai 400 miliardi stimati lo  scorso febbraio dal presidente dell&amp;#39;Eurogruppo Jean-Claude  Junker. Dei quasi mille miliardi di perdite, 565 miliardi sono  legate al mercato immobiliare residenziale, 240 miliardi al  mercato immobiliare commerciale, mentre le perdite sui prestiti  ad aziende e consumatori si attesteranno rispettivamente a 120 e  20 miliardi di dollari.    &amp;#39;&amp;#39;C&amp;#39;e&amp;#39; stato un collettivo fallimento nel prevedere i rischi  sui mercati&amp;#39;&amp;#39;, osserva il responsabile del Global Financial  Stability Report del Fmi, Jamie Caruana, denunciando che lo choc  americano dei subprime si sta ampliando con un significativo  rallentamento economico.      La soluzione della crisi passa per gli interventi delle  istituzioni finanziarie e delle autorita&amp;#39; politiche e monetarie.  La priorita&amp;#39; per i governi e&amp;#39; quella di avviare misure a tutto  campo per &amp;#39;&amp;#39;limitare la durata e la gravita&amp;#39; della crisi. Azioni  volte a ridurre l&amp;#39;incertezza e ripristinare la fiducia devono  essere una priorita&amp;#39;&amp;#39;&amp;#39;, sottolinea il Fmi, invitando i governi a  tenersi aperti a &amp;#39;&amp;#39;tutte le opzioni&amp;#39;&amp;#39;. &amp;#39;&amp;#39;Nell&amp;#39;immediato e&amp;#39;  necessario che la politica reagisca per ridurre i rischi di un  aggiustamento ancora piu&amp;#39; doloroso, preparando interventi e  misure correttive volte ad attaccare le cause delle attuali  turbolenze&amp;#39;&amp;#39;, spiega il Fondo. Le politiche macroeconomiche, per  l&amp;#39;Fmi, devono essere le prime linee di difesa, ma devono  &amp;#39;&amp;#39;ampliare il proprio raggio d&amp;#39;azione&amp;#39;&amp;#39; per arginare i rischi di  un rallentamento economico.     Le banche e le istituzioni finanziarie devono invece -  secondo la ricetta del Fmi - mettere velocemente a posto i  propri bilanci, ricorrendo a svalutazioni &amp;#39;&amp;#39;per fare pulizia&amp;#39;&amp;#39; e  ad aumenti di capitale. I fondi sovrani hanno gia&amp;#39; portato  capitali freschi ma potrebbero servire ulteriori iniezioni di  liquidita&amp;#39;: &amp;#39;&amp;#39;I fondi sovrani possono aiutare la stabilita&amp;#39; del  sistema, ma pongono dei problemi di trasparenza. Su questo tema  noi siamo impegnati in prima linea&amp;#39;&amp;#39;, afferma Caruana. Oltre  alla pulizia, pero&amp;#39;, le istituzioni finanziarie devono puntare  di piu&amp;#39; sulla trasparenza e sulla comunicazione delle proprie  esposizioni. Andrebbe ripensato anche il modello di rating.     Pur apprezzando gli interventi &amp;#39;&amp;#39;senza precedenti&amp;#39;&amp;#39; delle  banche centrali a sostegno della liquidita&amp;#39; e con l&amp;#39;obiettivo di  smorzare le tensioni sul mercato interbancario, il Fondo  constata come gli istituti dovrebbero spingere verso una  maggiore convergenza e ripensare i meccanismi di concessione del  credito.  In particolare, dovrebbero fissare dei principi di  valutazione delle garanzie per evitare i rischi di rarefazione  del credito e di liquidita&amp;#39;. Dovrebbero inoltre puntare a  costituire, &amp;#39;&amp;#39;nei periodi di normalita&amp;#39;&amp;#39;&amp;#39;, una platea di  controparti bancarie ammesse a ricevere liquidita&amp;#39; nei periodi  difficili. E&amp;#39; inoltre auspicabile che le banche centrali abbiano  accesso alle informazioni sulle diverse banche per poter cosi&amp;#39;  valutare in tutta indipendenza la salute delle potenziali  controparti.&lt;/font&gt;&lt;br clear="all"&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-2457271126802788761?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/04/mutuifmiquasi-1000-miliardi.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-4367867572295259218</guid><pubDate>Tue, 08 Apr 2008 08:19:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-08T01:19:20.576-07:00</atom:updated><title>Compilation</title><description>&lt;div style="width: 430px; height: 350px; text-align:center;"&gt;&lt;embed width="426" height="327" type="application/x-shockwave-flash" name="mixwit_mixtape_a1d2b469113171f588f6f6b7ccf13afd" src="http://www.mixwit.com/flash/widgets/shell.swf" quality="high" wmode="transparent" flashvars="env=embed&amp;widget=a1d2b469113171f588f6f6b7ccf13afd&amp;playlist=74fa8ac41d2363ee95c26ac7bf555bfa&amp;vuid=embed" align="middle"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;div style="text-align: center; margin: auto;"&gt;&lt;a href="http://www.mixwit.com/create?refer=embed"&gt;&lt;img src="http://mixwit.s3.amazonaws.com/public/resources/img/embed/make-a-mixtape.gif" border="0" style="border:0px;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;embed height="0" width="0" src="http://counters.gigya.com/wildfire/CIMP/JnB*PTEyMDc2NDI3MjE*MzQmcD*xODQzMzEmZD*mbj1ibG9nZ2Vy.swf" flashvars="" type="application/x-shockwave-flash" &gt;&lt;/embed&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-4367867572295259218?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/04/compilation.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-3284681924932200010</guid><pubDate>Mon, 07 Apr 2008 12:57:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-07T05:57:32.941-07:00</atom:updated><title>Dollaro: Le banche centrali dettano l'equilibrio della paura</title><description>Il momento della verità è arrivato il 12 marzo, quando all&amp;#39;asta delle Treasury notes americane gli acquirenti privati stranieri sono semi-scomparsi. Troppo bassi i rendimenti sul dollaro. Troppo incerti i tempi della crisi. Troppo forte il rischio che gli Stati Uniti, con davanti due strade per risanare Wall Street, la nazionalizzazione delle perdite o l&amp;#39;inflazione cioè lo sgonfiamento del debito (e del dollaro), scelgano un mix delle due, come sta avvenendo. &lt;br&gt; Tuttavia le banche centrali, soprattutto alcune banche centrali di Paesi emergenti già strapiene di dollari, hanno continuato ad acquistare, mantenendo al dollaro con una quota del 64% il livello di un anno fa come moneta di riserva globale, con l&amp;#39;euro stabile al 26 per cento. Malgrado la debolezza del cambio, il dollaro resta il perno delle riserve. &lt;br&gt; &lt;br&gt; Nonostante la fuga degli acquirenti privati, i due miliardi e passa di dollari che gli Stati Uniti devono trovare sul mercato mondiale ogni giorno per finanziare un sistema che da oltre 20 anni spende e si indebita in eccesso hanno continuato e continuano ad arrivare. Il messaggio tuttavia è chiaro: in mesi di stretta creditizia anche il Grande debitore americano ha difficoltà a finanziarsi, come succede ai privati, e trova al momento spazio essenzialmente fra i creditori sovereign. Questi hanno interesse non solo a mantenere competitiva la loro moneta su quella degli Stati Uniti, cruciale mercato di sbocco del l&amp;#39;export. Ma anche ad evitare perdite sul capitale che deriverebbero da un ulteriore indebolimento del cambio del dollaro, valuta di cui sono pieni, e che quindi non vendono se non con cautela (per un caso estremo, si veda il box sul Golfo Persico).&lt;br&gt; &lt;br&gt;«In questo momento gli Stati Uniti si finanziano solo grazie alle banche centrali straniere», osserva Brad Setser del Council on Foreign relations di New York. Partendo dagli ultimi International capital data rilasciati dal Tesoro americano il 17 marzo, Setser osserva come a gennaio le banche centrali e i Fondi sovrani abbiano acquistato 75,5 miliardi di dollari, il che fa un ritmo di 900 su base annua. La caduta degli afflussi privati netti dall&amp;#39;estero è invece netta: dai 466 miliardi del primo trimestre 2007 ai 238 del terzo trimestre (la crisi è esplosa sui mercati il 9 agosto) ai 195 miliardi del quarto trimestre, al tonfo di gennaio. Mentre è continuata decisa la marcia delle banche centrali, che avevano a fine 2007 riserve complessive per 6.400 miliardi di dollari (1.600 miliardi dieci anni fa, sono quadruplicate) e di questi il 64% cioè oltre 4000 in dollari, e l&amp;#39;equivalente di circa 1.660 in euro. Gli acquisti del gennaio 2008 hanno visto tuttavia notevoli spostamenti. &lt;br&gt; &lt;br&gt;La Cina ad esempio ha sottoscritto a gennaio 15 miliardi di dollari di titoli del Tesoro, più investimenti a breve, ma a differenza del recente passato nessuna obbligazione delle Agenzie, come sono chiamate Fannie Mae e Freddie Mack, le due mega finanziarie immobiliari semipubbliche cui Washington ha affidato il difficile (sono sottocapitalizzate e il compito è un&amp;#39;incognita) incarico di salvare il fronte mutui.&lt;br&gt; &lt;br&gt;L&amp;#39;accumulo di riserve globale è stato nel mondo equivalente a 1.330 miliardi di dollari in un anno, e di questi 960 miliardi sono stati dollari, calcolando 75 miliardi di assets sauditi non iscritti come riserve e 70 miliardi delle banche statali cinesi e della China investment corporation, il Fondo sovrano di Pechino. Le riserve cinesi sono al primo posto con circa 1.590 miliardi di dollari complessivi a fine gennaio contro i 1.530 di fine dicembre.&lt;br&gt; &lt;br&gt;Sui destini del dollaro esistono varie teorie, ma le più accreditate partono sempre dal principio che la fine del dollaro come moneta internazionale di riferimento è ed è stata anche in passato ingenuamente troppo anticipata. «Il ruolo del dollaro come unità di conto e mezzo di scambio è ben tutelato, ha perso e sta perdendo qualche posizione come riserva di valore, come store of value», dice Stephen Jen, capo economista monetario di Morgan Stanley. Ed è questo indebolimento come riserva di ricchezza che probabilmente costerà al dollaro qualche posizione come valuta internazionale, a favore dell&amp;#39;euro, quando l&amp;#39;attuale crisi sarà superata e la Federal reserve, per bloccare l&amp;#39;inflazione, alzerà risolutamente i tassi. &lt;br&gt; &lt;br&gt;Impossibile anticipare quando, forse il tempo è vicino forse relativamente lontano, dipende dalle mine vaganti che la crisi di subprime, derivati e la fine del grande indebitamento hanno disseminato. E quindi dalla necessità di assicurare liquidità anche attraverso i tassi che la Fed, presieduta da Ben Bernanke, ha portato dal 5,25% a luglio all&amp;#39;attuale 2,25% nominale. Chi ha i forzieri pieni di dollari - non solo banche centrali, anche fondi pensione e altro - aspetta per ora che tutto questo passi. Un tempo, con i cambi di Bretton Woods, le banche centrali europee che di dollari si erano riempite a partire dagli ultimi anni 50 mettevano la valuta all&amp;#39;incasso e chiedevano oro. Poi nel &amp;#39;68 lo sportello fu chiuso e nel 71 saltò il sistema. Oggi non resta che attendere. Una corsa all&amp;#39;euro sarebbe per molti masochista, facendo crollare il dollaro. Il circuito del dollaro, per ora, è forzoso. Un equilibrio monetario della paura. &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-3284681924932200010?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/04/dollaro-le-banche-centrali-dettano.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-5496910418789522424</guid><pubDate>Fri, 04 Apr 2008 10:31:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-04T03:31:32.398-07:00</atom:updated><title>Fondo Monetario Internazionale: "La crescita economica mondiale rallenterà"</title><description>&lt;span class="Apple-style-span" style="border-collapse: collapse; "&gt;NEW YORK, 3 apr - La crescita economica mondiale rallentera&amp;#39;: le prospettive si sono indebolite negli ultimi mesi e ci sono rischi al ribasso, che vengono soprattutto dai mercati finanziari. La crisi dei mutui subprime, alla base delle turbolenze, va fronteggiata da regolatori e banche centrali, che nell&amp;#39;assumere le proprie decisioni devono tenere in maggiore considerazione l&amp;#39;andamento dei prezzi delle case. Pur senza parlare di recessione, parola accuratamente evitata nel corso della conferenza stampa, il capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Simon Johnson, mette in evidenza le difficolta&amp;#39; della congiuntura economica da ambo i lati dell&amp;#39;Atlantico e nelle economie in via di sviluppo dove, pur rimanendo sostenuta, la crescita economica da&amp;#39; segni di indebolimento. &amp;#39;&amp;#39;Le prospettive economiche si sono indebolite. Il rallentamento e&amp;#39; un problema serio non limitato agli Stati Uniti ne&amp;#39; tanto meno al solo mercato immobiliare&amp;#39;&amp;#39;, ha spiegato Johnson, nel corso della presentazione dei capitoli analitici del World Economic Outlook (Weo). &amp;#39;&amp;#39;In Europa ci aspettiamo una crescita piu&amp;#39; bassa alla luce del rallentamento americano ha aggiunto nel corso della conferenza stampa di presentazione dei capitoli analisti del Weo -. L&amp;#39;Europa Occidentale e&amp;#39; piu&amp;#39; vulnerabile agli effetti della profonda crisi del mercato del credito negli Usa. Inoltre una possibile correzione in alcuni mercati nazionali potrebbe pesare sulla fiducia dei consumatori e sui consumi&amp;#39;&amp;#39;. Per quanto riguarda l&amp;#39;economia americana, per la quale il Fmi dovrebbe rivedere drasticamente le stime 2008 (dall&amp;#39;1,5% al +0,5% secondo le indiscrezioni pubblicate) l&amp;#39;economia a stelle e a strisce e&amp;#39; giunta ad un &amp;#39;&amp;#39;punto di stallo&amp;#39;&amp;#39;: &amp;#39;&amp;#39;Ci aspettiamo una debolezza ulteriore nei prossimi mesi dovuta a un&amp;#39; intensificazione dei problemi sia nel mercato immobiliare che del credito&amp;#39;&amp;#39;. Il principale rischio al ribasso per l&amp;#39;economia globale sono i mercati finanziari, segnala Johnson incitando le banche centrali a tenere in maggiore considerazione l&amp;#39;andamento dei prezzi delle case, visto che proprio il mercato immobiliare, con i subprime, e&amp;#39; alla base delle recenti turbolenze. La politica monetaria deve prestare maggiore attenzione all&amp;#39;andamento dei prezzi delle case e deve rispondere in modo &amp;#39;&amp;#39;aggressivo agli shock finanziari che vanno a colpire il credito disponibile&amp;#39;&amp;#39; nei paesi che hanno un mercato ipotecario sviluppato, come gli Usa. La stabilita&amp;#39; economica puo&amp;#39; essere migliorata da una politica monetaria che risponde prontamente alle variazioni dei prezzi delle case, oltre che all&amp;#39;inflazione e alla produzione. La politica monetaria - spiega il Fondo - deve tenere in considerazione nel prendere le proprie decisioni l&amp;#39;aumento dei prezzi delle case che, pur non dovendo diventare un target, deve essere visto come &amp;#39;&amp;#39;uno dei tanti elementi&amp;#39;&amp;#39; da vagliare, insieme all&amp;#39;inflazione e alla produzione, &amp;#39;&amp;#39;nel calcolare i rischi per le prospettive economiche&amp;#39;&amp;#39;. La politica monetaria, comunque, &amp;#39;&amp;#39;non puo&amp;#39; essere lasciata sola a rispondere ai movimenti dei prezzi delle case. I regolatori in quest&amp;#39;ottica hanno un ruolo critico&amp;#39;&amp;#39;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br&gt; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-5496910418789522424?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/04/fondo-monetario-internazionale-la.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-3544513989277365937</guid><pubDate>Fri, 04 Apr 2008 10:28:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-04T03:28:12.411-07:00</atom:updated><title>FED: Possibile contrazione dell'economia in seguito alle incertezze sui tassi</title><description>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Verdana; -webkit-border-horizontal-spacing: 6px; -webkit-border-vertical-spacing: 6px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il presidente della Fed di San Francisco, Janet Yellen, ha dichiarato che l'economia americana potrebbe registrare una contrazione nella prima metà dell'anno. Per quanto riguarda il futuro andamento dei tassi, la Yellen ha detto che c'è grande incertezza sulle prossime mosse della Fed. "C'è il rischio che i nostri tentativi di rilanciare la crescita economica possano causare tra gli operatori aspettative di inflazione elevata, compromettendo così la nostra credibilità. I tassi sono attualmente accomodanti" ha aggiunto la Yellen. Nei giorni scorsi il presidente Ben Bernanke ha detto che i prossimi interventi sul costo del denaro saranno legati all'evoluzione della situazione economica e che la Fed è attenta sia alla crescita dell'economica che al contenimento dell'inflazione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br&gt; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-3544513989277365937?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/04/fed-possibile-contrazione-delleconomia.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-570496855527470833</guid><pubDate>Thu, 03 Apr 2008 07:12:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-03T00:12:48.609-07:00</atom:updated><title>ALITALIA: CRISI DELLE TRATTATIVE</title><description>ROMA, 2 APR - La proposta dei sindacati e&amp;#39;  inaccettabile: Air France sbatte la porta e il rischio  fallimento per la compagnia di bandiera diventa quasi una  certezza, cosi&amp;#39; come ha annunciato il ministro dell&amp;#39;Economia  Tommaso Padoa-Schioppa in audizione alla Camera. Il presidente  del Consiglio Romano Prodi, che si trova a Bucarest per il  vertice Nato, stavolta non usa mezzi termini: &amp;#39;&amp;#39;Rompere e&amp;#39; stato  un grande errore dei sindacati. E ora se ne devono assumere la  responsabilita&amp;#39;&amp;#39;&amp;#39;. Non solo, il Professore mette da parte  l&amp;#39;aplomb istituzionale e attacca Silvio Berlusconi: &amp;#39;&amp;#39;E&amp;#39; chiaro  che tutte le ipotesi, tutte le idee di fantomatiche cordate e di  proposte di novita&amp;#39;, se c&amp;#39;erano, ora saltino fuori&amp;#39;&amp;#39;. I  riflettori ora sono puntati su Silvio Berlusconi, dunque. Che  pero&amp;#39;, al rientro da un comizio ad Ancona, sceglie di non  commentare.    Prodi difende la scelta fatta: &amp;#39;&amp;#39;Mi dispiace perche&amp;#39; era una  trattativa seria, fondata sui fatti, una trattativa che dava in  prospettiva una buona riuscita all&amp;#39;Alitalia di vita e di ripresa  di cui avevamo bisogno&amp;#39;&amp;#39;. Ora pero&amp;#39; &amp;#39;&amp;#39;siamo vicini alla rottura,  o molto vicini alla rottura&amp;#39;&amp;#39;, ammette. E il governo puo&amp;#39; fare  poco a questo punto, replica a chi gli chiede se ci sara&amp;#39; un  Consiglio dei ministri straordinario.     Sembra dunque difficile che l&amp;#39;auspicio di Walter Veltroni per  una ripresa della trattativa possa trovare soddisfazione.  Dura comunque la presa di posizione del candidato premier del  Pd: &amp;#39;&amp;#39;Cessino le interferenze elettorali - attacca senza citare  direttamente Berlusconi - Gli annunci sconsiderati e le  dichiarate manifestazioni di ostilita&amp;#39; hanno fatto interrompere  la trattativa fra Air France e sindacati&amp;#39;&amp;#39;.         Alitalia, ammette con amarezza Maurizio Prato poco prima di  rassegnare le dimissioni, sembra colpita da una maledizione.  Altro che cordate italiane, per uscirne - dice l&amp;#39;ex Ad - ci  vorrebbe un esorcista. Ora comunque le redini sono nelle mani  dell&amp;#39;azionista - sottolinea il portavoce del governo Silvio  Sircana - e quindi del Tesoro. Certo, nessuno si aspettava e  tanto meno augurava il precipitare degli eventi. La speranza del  governo era di poter evitare uno scenario simile. Ora non resta  che procedere passo dopo passo, con molta cautela. Aspettando le  determinazioni ufficiali dei Cda di Air France e Alitalia.     Chi non sembra aver perso tutte le speranze e&amp;#39; il ministro  degli Esteri Massimo D&amp;#39;Alema: spera, dice, che il dialogo possa  essere ripreso, nell&amp;#39;interesse dei lavoratori; anche perche&amp;#39;,  aggiunge, &amp;#39;&amp;#39;le fantomatiche cordate che sarebbero benvenute se  ci fossero non sono ancora apparse&amp;#39;&amp;#39;. E c&amp;#39;e&amp;#39; chi come il  ministro del Prc Paolo Ferrero approfitta dell&amp;#39;occasione per  fare un po&amp;#39; di polemica: &amp;#39;&amp;#39;Ora ha il dovere - afferma - di  rendere pubblica la consistenza della cordata italiana da lui  annunciata da giorni&amp;#39;&amp;#39;.     Cavaliere che appunto pero&amp;#39; preferisce chiudersi nel riserbo,  anche se in mattinata aveva ribadito le proprie posizioni:  l&amp;#39;auspicio resta quello che la compagnia di bandiera non sia  ceduta e la promessa quella di rilanciare la cordata italiana  non appena varcato il portone di Palazzo Chigi.     Lo stop alla trattativa intanto piace alla Lega: &amp;#39;&amp;#39;Un&amp;#39;ottima  notizia&amp;#39;&amp;#39;, commenta Roberto Maroni. &amp;#39;&amp;#39;Adesso, se questa  situazione sara&amp;#39; confermata, si potra&amp;#39; aprire la trattativa ad  altre cordate - aggiunge - oppure usare la legge Marzano, come  per Parmalat&amp;#39;&amp;#39;. E c&amp;#39;e&amp;#39; anche chi nel Pdl, come Maurizio Lupi  (Pdl), torna a chiedere un prestito ponte del Tesoro. Peccato  che Padoa-Schioppa abbia legato questa possibilita&amp;#39; al  proseguimento della trattativa di Air France.    Ora la palla sta alle aziende, Alitalia e Air France,  all&amp;#39;azionista ministero dell&amp;#39;Economia che dovra&amp;#39; prendere le sue  decisioni. Ma anche a Berlusconi, che deve fare i conti con la  rottura della trattativa, a sorpresa anche per lui, e rispondere  all&amp;#39;attesa creata dall&amp;#39;annuncio della cordata italiana nel pieno  della campagna elettorale. &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-570496855527470833?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/04/alitalia-crisi-delle-trattative.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-9003088754200747131</guid><pubDate>Thu, 03 Apr 2008 07:11:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-03T00:12:00.367-07:00</atom:updated><title>USA:BERNANKE;RECESSIONE POSSIBILE, PRONTI A INTERVENIRE</title><description>NEW YORK, 2 apr - Ben Bernanke ammette per la prima  volta che una recessione negli Usa &amp;#39;&amp;#39;e&amp;#39; possibile&amp;#39;&amp;#39;. Davanti al  Congresso il presidente della Fed traccia un quadro non proprio  confortante delle prospettive dell&amp;#39;economia americana: &amp;#39;&amp;#39;Appare  probabile che il prodotto interno lordo non crescera&amp;#39; molto,  sempre che cresca, e potrebbe anche contrarsi leggermente nella  prima meta&amp;#39; del 2008&amp;#39;&amp;#39;. La Fed e&amp;#39; comunque pronta ad agire con  gli strumenti e sua disposizione per aiutare l&amp;#39;economia: memore  della Grande Depressione, di cui &amp;#39;&amp;#39;abbiamo imparato la  lezione&amp;#39;&amp;#39;, &amp;#39;&amp;#39;facciamo del nostro meglio per supportare il  mercato e l&amp;#39;economia. Abbiamo ancora delle munizioni  monetarie&amp;#39;&amp;#39;.       L&amp;#39;economia appare, al momento, in &amp;#39;&amp;#39;lieve crescita&amp;#39;&amp;#39; e   &amp;#39;&amp;#39;non siamo ancora in grado di dire se ci troveremo ad  affrontare&amp;#39;&amp;#39; una recessione, afferma Bernanke, sottolineando il  termine recessione e&amp;#39; tecnico determinato dal National Bureau of  Economic Research, un gruppo di accademici economisti che  monitorano la crescita e, che di solito, e&amp;#39; in grado di  determinare una recessione mesi dopo che il rallentamento e&amp;#39;  iniziato. &amp;#39;&amp;#39;Potrebbe - aggiunge - non esserci una recessione  anche se l&amp;#39;economia si contrae&amp;#39;&amp;#39;. Secondo molti economisti si  può parlare di recessione quando l&amp;#39;economia si contrae per due  trimestri consecutivi.    &amp;#39;&amp;#39;E&amp;#39; evidente che l&amp;#39;economia americana sta attraversando un  periodo molto difficile&amp;#39;&amp;#39;, osserva mettendo in evidenza i  consumi deboli e che le previsioni di un&amp;#39;ulteriore contrazione  del settore delle costruzioni. Piu&amp;#39; a lungo termine, pero&amp;#39;,  Bernanke sembra ottimista, nonostante l&amp;#39;elevato grado di  incertezza sulle previsioni dovuta alle incertezze sui mercati  finanziari. &amp;#39;&amp;#39;L&amp;#39;attivita&amp;#39; economica dovrebbe rafforzarsi nel  secondo semestre, grazie agli interventi di politica monetaria e  quelli decisi dall&amp;#39;amministrazione, per poi tornare a crescere  al suo tasso di lungo termine nel 2009&amp;#39;&amp;#39; precisa, riferendosi al  piano di rilancio da 168 miliardi varato dal governo Bush e al  ripetuto taglio dei tassi di interesse deciso dalla stessa banca  centrale.    Per supportare l&amp;#39;economia, alle prese con la crisi  finanziaria e immobiliare, la Fed e&amp;#39; pronta ad intervenire, come  ha gia&amp;#39; dimostrato nelle ultime settimane. &amp;#39;&amp;#39;Abbiamo dato un  importante contributo e abbiamo ancora delle munizioni  monetarie&amp;#39;&amp;#39;. &amp;#39;&amp;#39;Lavoriamo - precisa - per stabilizzare l&amp;#39;economia  e il sistema finanziario. Stiamo facendo del nostro meglio per  determinare il livello di tassi di interesse in grado di  promuovere la stabilita&amp;#39; dei prezzi e dei mercati&amp;#39;&amp;#39;, che sono  ancora sottoposti a un &amp;#39;&amp;#39;notevole stress&amp;#39;&amp;#39;. Nessuna nuova crisi  come Bear Stearns all&amp;#39;orizzonte, afferma comunque Bernanke che  difende l&amp;#39;operato della Fed nel salvataggio della banca  d&amp;#39;affari: senza l&amp;#39;intervento della banca centrale - aggiunge -  Bear Stearns sarebbe ricorsa al Chapter 11 e le conseguenze  sull&amp;#39;economia sarebbero state peggiori. &amp;#39;&amp;#39;Abbiamo fatto quanto  necessario per preservare la stabilita&amp;#39; del sistema&amp;#39;&amp;#39; osserva,  non escludendo la possibilita&amp;#39; di un pressing della Fed per  spingere banche e istituzioni finanziarie a rafforzare il  proprio capitale.    Secondo il Fmi, la crisi finanziaria che gli Stati Uniti  stanno affrontando  e&amp;#39; la peggiore dagli anni &amp;#39;30, quelli della  Grande Depressione, e sta avendo conseguenze pesanti  sull&amp;#39;economia mondiale, che quest&amp;#39;anno dovrebbe espandersi, in  base alle previsioni contenute in una bozza dell&amp;#39;outlook che il  Fmi presentera&amp;#39; la prossima settimana, solo del +3,7% , il tasso  piu&amp;#39; lento dal 2002. Il segretario al Tesoro americano, Henry  Paulson, pur ammettendo un &amp;#39;&amp;#39;forte rallentamento&amp;#39;&amp;#39;, ritiene le  stime del Fmi sulla crisi &amp;#39;&amp;#39;esagerate&amp;#39;&amp;#39;. &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-9003088754200747131?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/04/usabernankerecessione-possibile-pronti.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-1208576001650680710</guid><pubDate>Fri, 21 Mar 2008 08:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-21T01:52:32.463-07:00</atom:updated><title>Crisi Subprime</title><description>  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: black;"&gt;CRISI SUBPRIME - La crisi dei subprime ha provocato un'altra vittima illustre, dopo Northern Rock e Socgen. &lt;br&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: black;"&gt;Il fondo Carlyle Capital quotato in Olanda, è crollato del 70% per non aver trovato in extremis un accordo con i creditori. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: black;"&gt;Il fondo "specializzato" in bonds ha investito gran parte delle risorse in obbligazioni con rating tripla A emessi da Fannie Mae e Freddie Mac, le due agenzie semigovernative americane impegnate nei finanziamenti al mercato immobiliare. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: black;"&gt;Il fondo fa capo a una delle più grandi società di private equity&amp;nbsp; al mondo, l'americana Carlyle che gestisce circa 76 miliardi di dollari attraverso circa 55 fondi specializzati.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: black;"&gt;I creditori del fondo probabilmente entreranno in possesso degli asset rimasti in portafoglio, ovviamente a valutazioni molto inferiori rispetto alle quotazioni iniziali. Già da qualche giorno il fondo aveva ricevuto appelli per reintegrare i margini di garanzia per oltre 400 milioni di dollari. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: black;"&gt;La storia di Carlyle Capital è sintomatica per capire meglio il castello di sabbia costruito sul boom del mercato immobiliare americano. Il fondo ha investito a leva i&amp;nbsp; 670 millioni di dollari raccolti per comprare un portafoglio da sottostanti 21,7 miliardi di dollari in residential mortgage-backed securities, ovvero una cifra pari a 32 volte il suo capitale iniziale. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: black;"&gt;Quotato in Borsa nel luglio 2007, quando ormai il mercato era stra-maturo, il fondo ha segnato in avvio quotazioni intorno ai 20 dollari per poi finire stamattina sotto 1 dollaro: -96% in 9 mesi, un bel record per una matricola.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: black;"&gt;Giusto un paio di settimane fa il Ceo John Stomber aveva detto che il fondo &amp;quot;potrà e andrà meglio dopo le difficoltà del 2007".&amp;nbsp; Amen!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;span style="font-size: 9pt; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: black;"&gt;&lt;br style=""&gt; &lt;br style=""&gt; &lt;/span&gt; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-1208576001650680710?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/03/crisi-subprime.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-4765309766374897615</guid><pubDate>Fri, 21 Mar 2008 08:30:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-21T01:30:22.292-07:00</atom:updated><title>Chiusura Borse Europee 20/03/2008</title><description>Si è chiusa un&amp;#39;altra giornata difficile per le Borse europee, ancora una volta alle prese con gli effetti della crisi del mercato del credito dopo il warning lanciato da Credit Suisse sui risultati del primo trimestre: a Milano il Mibtel ha perso l&amp;#39;1,47%, a Francoforte il Dax ha archiviato un -0,65%, a Londra il Ftse100 ha registrato un -0,91% e a Parigi il Cac40 ha ceduto lo 0,49%. I listini del Vecchio Continente sono riusciti a ridurre le perdite nel pomeriggio sfruttando il rialzo di Wall Street innescato dal miglioramento dell&amp;#39;indice Fed di Philadelphia relativo al mese di marzo (il dato resta comunque ampiamente sotto lo zero) che ha fatto passare in secondo piano le deludenti statistiche sul mercato del lavoro Usa (le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono salite a 378 mila unità). Oltre ai soliti bancari, sono stati i minerari a catalizzare l&amp;#39;attenzione degli operatori: la rapida discesa delle quotazioni del greggio (si è portato sotto i 100 USD al barile a New York), alimentata sia dal recupero del dollaro rispetto alle principali valute sia dalle probabili prese di beneficio dei fondi dopo i recenti record, ha favorito le vendite dei titoli del settore. A Piazza Affari Eni ha perso il 3,74%, Saipem il 2,27%, Snam RG il 5,91% e Tenaris il 2,01%. In attesa degli sviluppi sull&amp;#39;offerta di Air France-Klm, Alitalia è stata al centro della speculazione. Le pressioni del mondo politico per trovare un&amp;#39;alternativa alla proposta dei francesi hanno messo le ali al titolo (+12%); questo nonostante la società si trovi attualmente in una situazione finanziaria estremamente difficile che richiede un intervento immediato per evitare il peggio. Hanno chiuso contrastati i bancari: Unicredit e Banco Popolare hanno perso rispettivamente il 4,48% e il 4,08%, mentre Intesa Sanpaolo ha messo a segno un +2,19% dopo avere confermato il dividendo di 0,38 euro in occasione della presentazione dei conti del 2007 (agli attuali prezzi il rendimento è di quasi il 10%). Il gruppo manterrà la stessa politica anche nel 2008. Hanno perso nuovamente terreno Seat PG (-1,01%), Telecom Italia (-2,65%), Lottomatica (-3,77%) e Autogrill (-3,89%) a causa dei timori legati all&amp;#39;elevato indebitamento. Sul mercato valutario è proseguito il ritracciamento dell&amp;#39;euro contro il dollaro; il cambio è sceso anche sotto quota 1,54.&lt;br clear="all"&gt;&lt;br&gt; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-4765309766374897615?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/03/chiusura-borse-europee-20032008.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-483240789238817314</guid><pubDate>Tue, 18 Mar 2008 07:40:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-18T00:40:10.846-07:00</atom:updated><title>Fallisce BEAR STEARNS la più piccola tra le grandi investment bank degli Stati Uniti.</title><description>  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: black;"&gt;BEAR STEARNS non ce l'ha fatta. La più piccola fra le grandi investment bank degli Stati Uniti ha dovuto arrendersi all'evidenza dei fatti: la crisi subprime l'ha travolta e dopo 85 anni di onorato servizio, l'istituto, per non fallire, si è lasciato acquisire dal concorrente Jp Morgan al poco onorevole prezzo di 2 dollari per azione, contro i 30 dollari della chiusura di venerdì e contro i 160 dollari di un anno fa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: black;"&gt;Le previsioni di Ben Bernanke sono state rispettate: alcune banche potrebbero fallire, aveva detto il numero uno della Fed e ieri il primo birillo del sistema bancario americano è caduto. E ora i timori sono che si inneschi un vero e proprio effetto domino con altri istituti massacrati dalla crisi dei mutui subprime. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: black;"&gt;A salvare Bear Stearns sarà Jp Morgan, che ha colto al volo un'occasione irripetibile e da non perdere: con circa 240 milioni di dollari si è portata a casa una banca che in Borsa capitalizzava (venerdì) poco più di 4 miliardi di dollari. Solo il primo dicembre del 2007 le azioni avevano toccato un prezzo massimo di 171,51 dollari. Certo, è tutta da vedere la qualità dell'attivo, ma Jp Morgan ha già annunciato che si farà carico di ogni magagna che troverà all'interno della banca, accollandosi anche eventuali contenziosi legali.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: black;"&gt;La cronaca della capitolazione di Bear Stearns ha quasi del surreale. Solo lunedì scorso, con il titolo in forte calo, l'ad Alan Schwartz aveva negato con forza che la banca potesse incorrere in problemi di liquidità, rivendicando la solidità dell'istituto che, in fondo, dall'inizio della crisi subprime, aveva operato svalutazioni "solo" per 2,6 miliardi di dollari. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: black;"&gt;Passano quattro giorni e la bomba scoppia a Wall Street: con un comunicato lapidario, Bear Stearns afferma che nelle ultime 24 ore la liquidità della banca si è fortemente deteriorata. Corrono in aiuto la Fed di New York e Jp Morgan, immettono liquidità e tamponano la situazione. Fino all'acquisizione, approvata domenica dai board di entrambe le banche.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: black;"&gt;L'acquisizione avverrà carta contro carta attraverso un concambio fissato in un'azione Bear Stearns contro 0,05473 azioni di Jp Morgan: un'operazione che non intaccherà la liquidità della banca e porterà a Jp Morgan circa 1 miliardo di dollari di utili aggiuntivi quando l'integrazione sarà portata a termine. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: black;"&gt;Secondo le stime fornite dalla banca Usa, Bear Stearns ha un'esposizione lorda complessiva al settore dei mutui di 33 miliardi di dollari, che scende a 13 miliardi netti considerando 20 miliardi di dollari di non-recourse-facility, ovvero crediti in cui il rischio non incombe sulla banca. Oltre a questi, figurano in bilancio fondi a leva e impegni non coperti per quasi 9 miliardi di dollari.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: black;"&gt;Il collasso di Bear Stearns sta mettendo in allarme tutto il settore creditizio: il presidente di Lehman Brothers, Richard Fuld, è rientrato in anticipo a New York da un viaggio in India e i timori che la crisi non si fermi qui continuano a crescere. In fondo, Bernanke, l'aveva detto. E questa sarà la settimana della verità con i conti delle altre grandi investment bank di Wall Street: Lehman Brothers, Goldman Sachs, Merrill Lynch e Morgan Stanley.&amp;nbsp;Intanto, i&amp;nbsp;cinque grandi si sono ridotti a quattro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-483240789238817314?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/03/fallisce-bear-stearns-la-pi-piccola-tra.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-6646932822288116089</guid><pubDate>Tue, 18 Mar 2008 07:38:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-18T00:38:55.740-07:00</atom:updated><title>Chiusure Borse Usa - 17/03/2008</title><description>Si è chiusa una seduta estremamente volatile per Wall Street, condizionata ancora una volta dalla situazione sempre più tesa del mercato del credito. Il collasso di Carlyle Capital e di Bear Stearns (quest&amp;#39;ultima salvata dall&amp;#39;intervento della Banca Centrale e di JP Morgan) ha scatenato il panico tra gli operatori che non escludono la possibilità che altre banche possano trovarsi nella stesse condizioni (i riflettori sono stati puntati soprattutto su Lehman Brothers). L&amp;#39;intervento straordinario effettuato dalla Fed nel week-end, che ha tagliato il tasso di sconto (quello applicato alle banche che prendono direttamente denaro in prestito dalla Federal Reserve) di 25 pb portandolo al 3,25% e ampliato il ventaglio degli operatori che possono chiedere prestiti ad essa includendo anche le banche d&amp;#39;investimento, da un lato ha evidenziato che la Banca Centrale americana è pronta ad intervenire per evitare il peggio, ma dall&amp;#39;altro ha confermato la gravità della crisi del mercato del credito. Le deludenti indicazioni arrivate dal fronte macroeconomico (l&amp;#39;indice Fed di New York a marzo è sceso a -22,2 punti e la produzione industriale a febbraio ha segnato un calo dello 0,5%) hanno rafforzato i timori legati allo stato di salute dell&amp;#39;economia statunitense e aumentato le probabilità di un maxi taglio del tasso di riferimento (attualmente pari al 3%) nella riunione che la Federal Reserve terrà questa sera (molti operatori si aspettano una riduzione di un punto percentuale). Queste attese hanno permesso agli indici di recuperare rispetto ai minimi di giornata: il Dow Jones ha guadagnato lo 0,18% a 11.972,25 punti, il Nasdaq ha ceduto l&amp;#39;1,60% a 2.177,01 punti e lo S&amp;amp;P500 ha perso lo 0,90% a 1.276,60 punti. Gli spunti di maggiore interesse sono arrivati naturalmente dal comparto finanziario: Bear Stearns ha perso l&amp;#39;83,97% a 4,81 dollari dopo l&amp;#39;offerta d&amp;#39;acquisto da 2 dollari per azione lanciata da JP Morgan, che invece ha guadagnato il 10,32%. Sono state travolte dalle vendite anche Lehman Brothers (-19,13%), Morgan Stanley (-8,02%), Citigroup (-5,86%), Merrill Lynch (-5,36%) e Goldman Sachs (-3,72%). La prospettiva di una recessione per gli Usa si è fatta sentire sul settore auto: General Motors ha chiuso con un -7,23%. Non sono mancati anche i segni positivi. Tra i titoli che si sono mossi in evidenza spiccano Verizon (+2,34%), AT&amp;amp;T (+2,17%), Merck (+2,15%) e Johnson&amp;amp;Johnson (+2,22%). &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-6646932822288116089?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/03/chiusure-borse-usa-17032008.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-3841561877820983433</guid><pubDate>Tue, 04 Mar 2008 07:51:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-03T23:51:27.913-08:00</atom:updated><title>CAMBI:SUPEREURO; ALLARME ROSSO UE, SIAMO PREOCCUPATI</title><description>Alla luce del nuovo record del  supereuro - che ha sfondato quota 1,52 sul dollaro - l&amp;#39;Unione  europea lancia l&amp;#39;allarme rosso. &amp;#39;&amp;#39;Adesso siamo preoccupati&amp;#39;&amp;#39;, si  afferma in una dichiarazione concordata al termine della  riunione dell&amp;#39;Eurogruppo a Bruxelles. &amp;#39;&amp;#39;Non l&amp;#39;avevamo mai detto  prima, e&amp;#39; la prima volta&amp;#39;&amp;#39;, ha sottolineato il presidente dei  ministri di Eurolandia, Jean-Claude Juncker, mettendo cosi&amp;#39; in  evidenza la grande delicatezza del momento.    I timori per l&amp;#39;euro forte sono stati condivisi anche dal  presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, e dal commissario Ue  agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia. E il pressing  sull&amp;#39;amministrazione Usa per un rafforzamento del dollaro si fa  sempre piu&amp;#39; insistente.    Come se non bastasse, l&amp;#39;inflazione di Eurolandia non accenna  a diminuire, e a febbraio e&amp;#39; rimasta stabile al 3,2%, anche a  causa del caro-petrolio che oggi ha raggiunto i 103,51 dollari  al barile, massimo storico. Tutti segnali che - insieme alle  preoccupazioni per una recessione dell&amp;#39;economia statunitense -  gettano ombre inquietanti sulle prospettive di crescita  dell&amp;#39;economia europea, gia&amp;#39; riviste al ribasso per il 2008.      - IL MONITO DI EUROLANDIA. Nella dichiarazione sui cambi  l&amp;#39;Eurogruppo sottolinea come &amp;#39;&amp;#39;i tassi devono sempre riflettere  i fondamentali economici&amp;#39;&amp;#39; e come &amp;#39;&amp;#39;l&amp;#39;eccessiva volatilita&amp;#39; e i  movimenti disordinati non vanno a vantaggio della crescita  economica&amp;#39;&amp;#39;. Per questo - ha spiegato Juncker - abbiamo  sottolineato come &amp;#39;&amp;#39;in tali circostanze siamo preoccupati&amp;#39;&amp;#39;.  Anche perche&amp;#39; - ha aggiunto - &amp;#39;&amp;#39;i mercati continuano a reagire  in modo esagerato all&amp;#39;evoluzione di breve termine dell&amp;#39;economia,  mentre dovrebbero andare a vedere quali sono i fondamentali  economici&amp;#39;&amp;#39;. &amp;#39;&amp;#39;Resteremo comunque vigili&amp;#39;&amp;#39;, ha concluso Juncker,  ricordando quanto &amp;#39;&amp;#39;&amp;#39;ripetuto regolarmente&amp;#39;&amp;#39; dalle autorita&amp;#39;  statunitensi nelle ultime settimane. Cosi&amp;#39; come ha fatto  Almunia: &amp;#39;&amp;#39;Nel caso del dollaro, le autorita&amp;#39; statunitensi hanno  piu&amp;#39; volte affermato di essere favorevoli ad un biglietto verde  forte&amp;#39;&amp;#39;. E Trichet vorrebbe che a queste affermazioni seguissero  comportamenti conseguenti: &amp;#39;&amp;#39;E&amp;#39; interesse degli Stati Uniti  avere un dollaro forte&amp;#39;&amp;#39;, ha detto il numero uno della Bce, per  il quale &amp;#39;&amp;#39;vista la situazione, e&amp;#39; molto importante quello che  e&amp;#39; stato detto e ribadito nei giorni scorsi dal segretario al  Tesoro Usa Paulson e dal presidente Bush&amp;#39;&amp;#39;, che hanno negato il  rischio di recessione e si sono detti favorevoli ad un dollaro  che si attesti su livelli adeguati allo stato dell&amp;#39;economia.  Preoccupazioni sono state espresse anche dal presidente di turno  dell&amp;#39;Ecofin, lo sloveno Andrej Bajuk.    - TIMORI PER INFLAZIONE E CARO PETROLIO. L&amp;#39;Europa appare  invece piu&amp;#39; ottimista sul fronte dell&amp;#39;inflazione e del  caro-greggio, anche se i timori sono tanti. &amp;#39;&amp;#39;Abbiamo alcuni  problemi - ha ribadito Almunia - soprattutto a causa del prezzo  crescente del petrolio e delle materie prime . Ma secondo le  nostre previsioni - ha rassicurato - l&amp;#39;inflazione tornera&amp;#39; a  scendere&amp;#39;&amp;#39;, molto probabilmente a partire dalla seconda meta&amp;#39;  dell&amp;#39;anno, ha piu&amp;#39; volte spiegato il commissario Ue agli affari  economici e monetari auspicando, pero&amp;#39;, che non si verifichino i  temuti &amp;#39;&amp;#39;effetti di secondo round&amp;#39;&amp;#39;, come l&amp;#39;innescarsi di una  spirale prezzi-salari. E&amp;#39; la stessa identica preoccupazione di  Trichet, che non smette di lanciare appelli per la moderazione  salariale, eliminando soprattutto gli automatismi e legando di  piu&amp;#39; gli eventuali aumenti alla produttivita&amp;#39;. I tassi di  interesse, comunque, al momento dovrebbero restare invariati,  nonostante le pressioni che arrivano da piu&amp;#39; parti per un  allentamento della politica monetaria. E in soccorso di Trichet  contro i tanti detrattori e&amp;#39; venuto Almunia: &amp;#39;&amp;#39;La Bce sta  dimostrando indipendenza e sta facendo un ottimo lavoro&amp;#39;&amp;#39;, ha  sottolineato il commissario Ue.    - CASO LIECHTENSTEIN, BRUXELLES PRONTA AD AGIRE. Infine, e&amp;#39;  approdato sul tavolo dell&amp;#39;Eurogruppo il caso Liechtenstein che  verra&amp;#39; affrontato anche domani nella riunione dell&amp;#39;Ecofin. La  Germania continua il suo pressing perche&amp;#39; si rafforzi a livello  europeo la lotta alle frodi fiscali, partendo dalla modifica  della direttiva Ue sulla tassazione dei risparmi delle persone  fisiche, entrata in vigore nel 2005 ma dimostratasi inadeguata.  Anche perche&amp;#39; non si applica alle societa&amp;#39; per azioni e alle  fondazioni. &amp;#39;&amp;#39; Penso che tutti gli Stati europei dovrebbero  essere interessati nel combattere in maniera piu&amp;#39; efficace le  frodi fiscali&amp;#39;&amp;#39;, ha detto il ministro tedesco dell&amp;#39;Economia,  Peer Steinbrueck, ricordando come e&amp;#39; stata proprio la Germania a  far venire alla luce lo scandalo dei conti segreti in  Liechtenstein. &amp;#39;&amp;#39;La direttiva europea sulla tassazione dei  risparmi - ha quindi spiegato Steinbrueck - puo&amp;#39; certamente  essere una delle basi per andare avanti e puo&amp;#39; dare un  importante contributo per incrementare le entrate fiscali degli  Stati membri&amp;#39;&amp;#39;. Da parte sua Bruxelles si dice pronta ad  avanzare una sua proposta, se gli Stati membri glielo dovessero  chiedere. &amp;#39;&amp;#39;Siamo pronti ad accelerare sul fronte della  revisione della direttiva sulla tassazione dei risparmi - ha  detto la portavoce del commissario Ue al fisco, Lazlo Kovacs -  Noi abbiamo l&amp;#39;obbligo di preparare un rapporto per ottobre o  novembre. Ma se durante la discussione al consiglio Ecofin gli  Stati membri ci domanderanno di accelerare il processo, siamo  pronti a farlo&amp;#39;&amp;#39;. Ma a frenare sono soprattutto Belgio,  Lussemburgo e Austria, gli unici Paesi dell&amp;#39;Ue in cui non si  applicano le norme della direttiva. &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-3841561877820983433?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/03/cambisupereuro-allarme-rosso-ue-siamo.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-927935805920303466</guid><pubDate>Fri, 29 Feb 2008 07:32:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-02-28T23:32:40.900-08:00</atom:updated><title>Chiusura Borse Europee - 28/02/2008</title><description>Chiusura negativa per i mercati azionari europei: a Milano il Mibtel ha perso l&amp;#39;1,22%, a Francoforte il Dax ha archiviato un -1,93%, a Londra il Ftse100 ha registrato un -1,82% e a Parigi il Cac40 ha ceduto il 2,08%. I listini del Vecchio Continente hanno ampliato le perdite nelle ultime battute dopo che il presidente della Fed, Ben Bernanke, ha detto di non potere escludere il fallimento di qualche banca negli Stati Uniti. Tali parole sommate alle nuove deludenti indicazioni arrivate dal fronte macroeconomico americano (la crescita del Pil nel quarto trimestre è stata confermata allo 0,6% mentre gli analisti avevano previsto un +0,8% e le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono volate a 373 mila unità) hanno innescato pesanti vendite sulle principali Borse a partire dal settore finanziario. A Piazza Affari Intesa Sanpaolo ha perso il 2,66%, Unicredit l&amp;#39;1,75% e Bca Pop Milano l&amp;#39;1,83%. Si è mossa in controtendenza Unipol con un +2,77% grazie al positivo giudizio rilasciato da Goldman Sachs. La prospettiva di una recessione negli Stati Uniti, e in generale di un forte rallentamento dell&amp;#39;economia mondiale, ha penalizzato soprattutto le società i cui risultati sono maggiormente legati al ciclo economico: Fiat ha perso il 4%, Seat PG il 5,25%, Buzzi Unicem il 2,79%, Bulgari il 3,38%, Stm il 3,50% e Impregilo il 3,47%. Tra i telefonici i riflettori sono stati puntati su Tiscali che ha guadagnato il 2,02%: il cda ha nominato Mario Rosso amministratore delegato al posto di Tommaso Pompei affidandogli il compito di &amp;quot;esplorare le opzioni di ulteriore generazione di valore per gli azionisti connesse con il processo di consolidamento nel comparto delle telecomunicazioni in corso in Europa&amp;quot;. Sul mercato valutario l&amp;#39;euro ha registrato un nuovo record rispetto al dollaro arrivando ad un passo da quota 1,52. L&amp;#39;andamento del cambio riflette le opposte attese degli operatori sull&amp;#39;evoluzione dei tassi d&amp;#39;interesse nella Zona Euro e negli Stati Uniti: la Bce ha fatto capire che lascerà i tassi fermi al 4% per contrastare l&amp;#39;accelerazione dell&amp;#39;inflazione, mentre il presidente della Fed ha ribadito che il principale pericolo per gli Stati Uniti è rappresentato dalla crescita debole e non dall&amp;#39;aumento dei prezzi, aprendo di fatto la porta a nuove riduzioni del costo del denaro (attualmente pari al 3%). La debolezza del dollaro ha alimentato gli acquisti sulle commodities: il petrolio a New York è tornato a testare i 102 dollari al barile e l&amp;#39;oro ha segnato un nuovo record superando i 970 dollari l&amp;#39;oncia. &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-927935805920303466?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/02/chiusura-borse-europee-28022008.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-7267338781257859554</guid><pubDate>Thu, 28 Feb 2008 07:42:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-02-27T23:42:45.549-08:00</atom:updated><title>La Federal Reserve pronta al taglio dei tassi per evitare il peggio</title><description>NEW YORK, 27 FEB - Lo stato di salute dell&amp;#39;economia  americana preoccupa di piu&amp;#39; e la Federal Reserve si prepara a  sforbiciare ancora i tassi d&amp;#39;interesse.    E&amp;#39; il presidente Ben Bernanke a illustrare la congiuntura  americana. L&amp;#39;inflazione, la crisi del mercato delle case, le  incertezze sul fronte dell&amp;#39;occupazione e i timori sulla tenuta  del credito sono i rischi che piu&amp;#39; minacciano la crescita degli  Stati Uniti e, per evitare il peggio, Bernanke, dice che la Fed  &amp;#39;&amp;#39;agira&amp;#39; in modo tempestivo sulla base delle necessita&amp;#39;&amp;#39;&amp;#39; per  salvaguardare l&amp;#39;economia. E che &amp;#39;&amp;#39;e&amp;#39; importante riconoscere il  fatto che i rischi al ribasso dell&amp;#39;economia restano&amp;#39;&amp;#39;.    Valutazioni che rilanciano l&amp;#39;ipotesi che il 18 marzo, in  occasione della prossima riunione del board monetario, il Fomc,  l&amp;#39;istituto centrale Usa possa allentare di nuovo la stretta sui  tassi. Almeno in base alle attese dei mercati che credono a Fed  Funds in calo dello 0,5%, al 2,5%, in linea con lo scenario che  coinciderebbe in sostanza con l&amp;#39;azzeramento del costo del denaro  in rapporto all&amp;#39;andamento dell&amp;#39;inflazione cosiddetta &amp;#39;core&amp;#39;,  quella depurata da cibo e petrolio.    Una terapia d&amp;#39;urto, quindi, per scongiurare un ipotetico  scenario di stagflazione, cioe&amp;#39; debole crescita accompagnata da  rialzo dell&amp;#39;inflazione, o di recessione. Bernanke mette in  guardia dalla dinamica dei prezzi, perlomeno di breve termine,  confermando che c&amp;#39;e&amp;#39; allarme anche sul versante dell&amp;#39;inflazione.  In piu&amp;#39;, nel corso della sua attesa testimonianza semestrale  alla commissione Servizi finanziari della Camera, il numero uno  della Fed mette in chiaro che il 2008 per l&amp;#39;economia Usa si e&amp;#39;  aperto all&amp;#39;insegna di sostanziale stallo, con la &amp;#39;&amp;#39;possibilita&amp;#39;  che mercato immobiliare o mercato del lavoro si deteriorino piu&amp;#39;  di quanto non sia adesso possibile prevedere e che le condizioni  del credito possano irrigidirsi ancora di piu&amp;#39;&amp;#39;&amp;#39;.    Le compravendite di case nuove, a gennaio, segnano un calo  del 2,8%%, al tasso annuo di 588.000 unita&amp;#39;, contro attese medie  degli analisti di contrazione dello 0,7%, a 600.000 unita&amp;#39;. &amp;#39;&amp;#39;Il  settore immobiliare si avvicina al suo minimo&amp;#39;&amp;#39;: dovrebbe pesare  sull&amp;#39;economia &amp;#39;&amp;#39;nei prossimi trimestri&amp;#39;&amp;#39;, dice Bernanke, insieme  al comparto non residenziale che, se lo scorso hanno ha tenuto  le posizioni, dovrebbe segnare ora &amp;#39;&amp;#39;una brusca frenata&amp;#39;&amp;#39;.    La spesa dei consumatori &amp;#39;&amp;#39;sembra avere un rallentamento  significativo&amp;#39;&amp;#39; e i mercati finanziari rimangono sotto &amp;#39;&amp;#39;stress  notevole&amp;#39;&amp;#39;. Nelle sue previsioni economiche trimestrali diffuse  la scorsa settimana, la Fed ha ribassato le stime di crescita  del 2008 di 0,5 punti percentuali, alla forchetta di 1,3-2%, ben  al di sotto di quanto atteso nel mese di luglio.    Ogni aumento dell&amp;#39;inflazione &amp;#39;&amp;#39;complica la politica monetaria  della Federal Reserve&amp;#39;&amp;#39;, osserva ancora il presidente, anche  alla luce di un dollaro fortemente indebolito. &amp;#39;&amp;#39;Seguiamo molto  da vicino l&amp;#39;evoluzione delle sue quotazioni&amp;#39;&amp;#39;, osserva nel  giorno in cui la divisa Usa tocca il minimo storico contro  l&amp;#39;euro (salito a quota 1,5144). Spiega che &amp;#39;&amp;#39;la Fed non ha  target di riferimento&amp;#39;&amp;#39; e che la debolezza del dollaro influenza  i prezzi del petrolio, ma &amp;#39;&amp;#39;fa pure aumentare le esportazioni&amp;#39;&amp;#39;.    Bernake dice di vedere &amp;#39;&amp;#39;una scarsa evidenza&amp;#39;&amp;#39; dell&amp;#39;abbandono  da parte degli investitori istituzionali degli asset denominati  nella moneta americana, mentre &amp;#39;&amp;#39;grossi problemi&amp;#39;&amp;#39; potrebbero  esserci se i prezzi del petrolio continuassero a salire.    &amp;#39;&amp;#39;Quotazioni al rialzo del greggio aumentano la spesa della  bolletta energetica e surriscaldano l&amp;#39;inflazione&amp;#39;&amp;#39;, anche se  sottolinea di non prevede nel 2008 &amp;#39;&amp;#39;livelli di crescita come  quelli registrati nel 2007&amp;#39;&amp;#39;. Il petrolio, conclude Bernanke  rispondendo a una domanda, si manterra&amp;#39; su &amp;#39;&amp;#39;livelli piu&amp;#39;  moderati&amp;#39;&amp;#39;, rispetto agli oltre 102 dollari segnati oggi.&lt;br clear="all"&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-7267338781257859554?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/02/la-federal-reserve-pronta-al-taglio-dei.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-4254966265830811012</guid><pubDate>Thu, 28 Feb 2008 07:40:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-02-27T23:40:17.768-08:00</atom:updated><title>Chiusura Borse 28/02/2008</title><description>Chiusura contrastata per i mercati azionari europei: a Milano il Mibtel ha guadagnato lo 0,11%, a Francoforte il Dax ha archiviato un +0,17%, a Londra il Ftse100 ha perso lo 0,18% e a Parigi il Cac40 ha ceduto lo 0,09%. I listini azionari del Vecchio Continente sono riusciti ad azzerare le perdite nelle ultime battute dopo che Bernanke ha detto che la Fed agirà tempestivamente per sostenere l&amp;#39;economia americana. Tali dichiarazioni hanno rafforzato le attese di altri tagli dei tassi d&amp;#39;interesse negli Stati Uniti e spinto il cambio euro/USD sui massimi storici (è arrivato a testare quota 1,5150). L&amp;#39;indebolimento del dollaro ha avuto delle ripercussioni anche sui mercati delle materie prime, dove petrolio e oro hanno aggiornato i record storici. Il rally del greggio ha favorito gli acquisti sui titoli del settore. A Piazza Affari Erg ha guadagnato il 7,19% e Saipem l&amp;#39;1,49%. Tra gli energetici sono proseguiti gli acquisti su Terna (+2,41%) sulla scia degli ottimi risultati di bilancio conseguiti nel 2007. Rialzi interessanti sono stati registrati anche tra gli industriali: Fiat ha archiviato un +1,90% e Stm un +2,16%. Nonostante il dollaro debole Luxottica è riuscita a chiudere in forte rialzo (+2,52%): il titolo ha beneficiato del giudizio positivo rilasciato da Goldman Sachs. Pesanti vendite sono scattate invece su Geox (-14,50%): il mercato è rimasto deluso dalle previsioni sulla marginalità per il prossimo triennio. Dal fronte macroeconomico americano sono arrivati altri segnali negativi: le vendite di nuove case a gennaio si sono attestate sui minimi degli ultimi 13 anni e gli ordini di beni durevoli nello stesso mese sono diminuiti del 5,3%.&lt;br&gt; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-4254966265830811012?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/02/chiusura-borse-28022008.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-7884886432862494394.post-3494087236205258731</guid><pubDate>Wed, 27 Feb 2008 08:07:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-02-27T00:07:11.187-08:00</atom:updated><title>Chiusura Borse USA 27/02/2008</title><description>Nonostante le allarmanti indicazioni sullo stato di salute dell&amp;#39;economia statunitense (i prezzi alla produzione a gennaio sono aumentati oltre le attese, la fiducia dei consumatori a febbraio è calata ai minimi degli ultimi 5 anni e i prezzi delle abitazioni nel quarto trimestre sono diminuiti dell&amp;#39;8,9% segnando il peggiore risultato degli ultimi vent&amp;#39;anni) Wall Street è riuscita a chiudere la seduta in rialzo grazie alle positive notizie arrivate dal fronte societario e alle dichiarazioni rilasciate dal vice presidente della Fed, Donald Kohn, che hanno rafforzato le attese di altri tagli del costo del denaro nonostante l&amp;#39;allarme inflazione: il Dow Jones ha guadagnato lo 0,91% a 12.684,92 punti, il Nasdaq lo 0,75% a 2.344,99 punti e lo S&amp;amp;P500 lo 0,69% a 1.381,29 punti. Nemmeno il nuovo rally del petrolio (tornato sopra i 100 dollari al barile), alimentato dalle dichiarazioni del presidente dell&amp;#39;Opec (la produzione non verrà aumentata nella prossima riunione del 5 marzo) e dalla debolezza del dollaro (il cambio euro/USD ha superato anche quota 1,50), è riuscito a spaventare gli investitori. Gli acquisti sono stati innescati dal buy back da 15 mld di dollari annunciato da Ibm (+3,91%) e dalla decisione di Moody&amp;#39;s di mantenere il rating Aaa su Mbia (+4,8%). Il rialzo è stato sostenuto anche dal settore energetico che ha sfruttato la fiammata delle quotazioni dell&amp;#39;oro nero: ConocoPhillips ha guadagnato il 2,84% ed Exxon Mobil lo 0,85%. Tra i titoli che si sono mossi in controtendenza spicca il -4,57% di Google che ha risentito di un rapporto negativo sull&amp;#39;andamento della pubblicità.&lt;br clear="all"&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7884886432862494394-3494087236205258731?l=olaborsaolavita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://olaborsaolavita.blogspot.com/2008/02/chiusura-borse-usa-27022008.html</link><author>duccio.mercati@me.com (Duccio Mercati)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item></channel></rss>